6 GENNAIO / Ci sono due modi per tornare da una battaglia… – VIDEO

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6 GENNAIO – C’è un pallone che viaggia 3 metri sopra le teste di chi sta giocando. Parte da un piede educato ed elegante, attraversa 40 metri di campo inseguito dagli sguardi dei presenti e finisce nel grilletto di un canne mozze, del castigatore per eccellenza. Impatta il suo scarpino e s’infila – quasi 20 anni dopo – in quella stessa porta. E’ la miccia che raggiunge la dinamite, esplode la carica esplosiva e nello stesso momento regala schiaffo e carezza, luce e buio, vita e morte. S’infila e sveglia l’incubo: SONO IO, V’HO SEGNATO SEMPRE IO. Nome, Paolo. Cognome, Di Canio. Gol e corsa sfrenata sotto la curva sud. Su la maglia: “CI SONO DUE MODI PER TORNARE DA UNA BATTAGLIA. O SENZA LA PROPRIA TESTA, O CON QUELLA DEL NEMICO”. Uccisi: nell’animo più che sul campo. Tutto il resto è secondario è conseguente. Perchè a Roma solo due uomini hanno avuto il coraggio di esultare sotto la curva avversaria. Uno era della Lazio, l’altro… pure.

– ErMacca

 

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