VIDEO – Ci siamo: lotta, combatti, VINCI !

VIDEO – Ci siamo: lotta, combatti, VINCI !

ROMA – Fuori gli artigli Laziali, l’attesa è finita, il derby è arrivato. Lazio e Roma, l’essere contro l’apparire, i padroni contro gli ospiti, oggi, allo Stadio Olimpico per rivendicare ancora una volta la supremazia sportiva di una città che per storia ci appartiene e che per diritto e valori…

ROMA – Fuori gli artigli Laziali, l’attesa è finita, il derby è arrivato. Lazio e Roma, l’essere contro l’apparire, i padroni contro gli ospiti, oggi, allo Stadio Olimpico per rivendicare ancora una volta la supremazia sportiva di una città che per storia ci appartiene e che per diritto e valori rappresentiamo dal 9 gennaio del 1900. Il sangue ribolle nelle vene, la testa scoppia, la voce canta, la Curva si colora e si compatta come un muro vivente di gente innamorata e pronta a tutto per una fede che porta i colori biancocelesti su ogni vessillo. E’ arrivato il giorno del derby e tutti lo sanno. Da ogni parte del mondo fra qualche ora, si collegheranno televisioni che in ogni lingua racconteranno le gesta dei 22 in campo, di Hernanes e Klose e della Nord, che darà ancora una volta incanto. Petkovic e Zeman si sfidano per 3 punti che valgono mesi di goliardia e sfottò, che significano vittoria, gloria e conquista. E se non lo vivi, il derby non puoi capirlo, nemmeno lontanamente. Cento ottantamila occhi che fissano ogni movimento del pallone, in attesa del colpo di grazia. Cuori e striscioni, stendardi e fumoni: è il derby di Roma, signori. Chi vince festeggia, chi perde spiega. E allora facciamo in modo che per l’ennesima volta, siano loro a spiegarci come “Klose è vecchio” o come “Il laziale è paesano”. Loro che a Roma sono arrivati 27 , lunghi e interminabili anni dopo. Loro che hanno portato la Serie B a Roma e nessun trofeo Europeo, loro ,nati a più di 200 chilometri di distanza dall’Urbe Eterna, loro, che non siamo noi, grazie a Vaccaro, il nostro Generale. Scegliemmo di non esser loro, e loro, vanno battuti oggi sul campo. Per Petkovic sarà il primo derby e anche se il suo sguardo è di ghiaccio, l’omone di Sarajevo, si scioglierà come neve al sole, guardando la grandezza dei suoi tifosi che mentre attendono gol e vittoria, sosterrano la Lazio compatti come un sol’uomo. “Noi dobbiamo essere la Lazio – ha detto Petkovic riferendosi alla partita di stasera contro la Roma – rigore tattico e gioco. Dobbiamo riuscire a riversare in campo quanto costruito in questi periodi”. La vittoria arrivata contro il Panathinaikos ridà alla Lazio il giusto coraggio per affrontare una partita di quelle che poi, volenti o nolenti, non finiscono mai nel dimenticatoio di ogni tifoso, perchè sempre ricche di emozioni e colpi di scena, che fanno del derby, la partita delle partite, dove i punti in palio sono sempre secondi alla gloria e l’onore che ogni calciatore vuole conquistarsi sgomitando sul terreno di gioco. E allora, ci siamo. Il grande giorno è arrivato e fra qualche ora, dalla Curva Nord, si innalzeranno contro il cielo, stendardi con aquile dagli artigli rampanti e poi bandiere e colori, che vestiranno lo stadio di biancoceleste, e ancora, scintilii e raggi di Lazio folgoranti, mentre si udirà nel vento un suono possente e la terra tremare, saranno i Laziali, le mura marcianti di Roma. E guardandoci pervaso da invidia e terrore, l’avversario resterà col gelo nel cuore. ‘Memento audere semper’. Ricorda, ricorda di osare sempre cara Lazio, sii audace come il simbolo che dal 1900 ti rappresenta e che duemila anni fa identificava le Legioni dell’Impero Romano, quello che prendeva a calci nel sedere mezzo mondo, rendendo Roma immensa e possente. Fallo per chi ti ha reso oggi questa, fallo per il ‘Maestro’ e l’angelo biondo, per Long John e per Fiorini, per Mirko, Vincenzo e Gabriele, per il Laziale che era con te agli spareggi di Napoli e che oggi, con qualche capello bianco ma la stessa sciarpa di allora, ti guarda innamorato dagli spalti. Fallo per tutto questo, rendi onore a ciò che sei, rendi onore ai tuoi tifosi, suda, lotta e sputa sangue per la maglia, non aver paura. Il simbolo di Roma Imperiale era l’Aquilifiero, se lui si voltava, era Roma a fuggire. Avanti Lazio!

 

Roberto Maccarone

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