Come una Biglia d’estate

Storie di cognomi, di calciomercato e di giochi in riva al mare

di redazionecittaceleste

di Leonardo Mazzeo

ROMA – Che poi, si sa: d’estate le biglie rotolano via. I bambini costruiscono le piste sulla sabbia, vicino al mare, e poi ognuno sistema la sua al punto di partenza. Dopodiché, toc, un colpo secco per spararla in avanti, e a turno tutte le biglie cominciano a rotolare. E’ nel loro destino. Dopo un anno intero infilate in un sacchetto, rinchiuso a sua volta nell’ultimo cassetto del mobile in soggiorno, ecco che rispuntano fuori, vedono la luce del sole e hanno una voglia matta di correre via. Le biglie, d’estate, non si possono fermare.

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ANAGRAFE, PASSAPORTI E SABBIA

Non sappiamo i perché, non sappiamo i per come. Bisognerebbe studiare l’origine dei cognomi, come nei paesi anglosassoni si sa che chi fa di cognome Smith, con tutta probabilità, ha un antenato che ha fatto il fabbro, per guadagnarsi da vivere. A Lucas, invece, è toccato quel cognome lì: Biglia. Il sapore d’Italia c’è, nonostante sia ancora aperta la diatriba tra chi rafforza la lettera G prima della L, quasi staccandole (Big-lia) e chi invece le lascia scivolare in un unico Biglia sciolto, leggero, come è quello di famiglia. Tornando proprio alla famiglia, le origini italiane di Lucas gli hanno regalato questo cognome: i nonni sono di Firenze, il passaporto è italiano. Ed è italiano anche quel piccolo oggetto sferico che un suo antenato, chissà quanti anni fa, forse, faceva rotolare sulla sabbia, mentre giocava con i suoi amici. Senza sapere che, anni dopo, a quel nome sarebbe stato accostato un calciatore. Ma, con tutta probabilità, quando nacque il cognome Biglia, il calcio ancora non esisteva. E ai bambini, in spiaggia, per divertirsi, non restavano che le biglie.

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CURVA E FASCIA

Quelli che oggi si divertono un po’ meno sono i tifosi della Lazio. Loro, in quel giocatore, avevano visto una biglia diversa dalle altre. Sembrava restare lì, ferma, senza rotolare via. Quella biglia si era affezionata alla seconda curva del percorso che avrebbe dovuto seguire, la Nord per esattezza. E da lì non si era più mossa. I tifosi della Lazio, per evitare spiacevoli sorprese, l’avevano anche avvolta in una fascia con la lettera C  bene in evidenza. Per farlo, però, avevano dovuto toglierla a chi ce l’aveva prima. Che, infatti, se n’è andato. Ma almeno quella biglia era rimasta. Non rotolava più, e su quella curva stava proprio bene.

VENTO DI MERCATO

I tifosi hanno evitato fino a oggi di toccarla, per non farla muovere neanche di un centimetro. Altre biglie passavano e la superavano, ma ai tifosi non interessava perdere quel gioco: stavano partecipando a qualcosa di migliore, curavano un rapporto, si affezionavano. E così pensavano stesse facendo anche quella Biglia che, ormai, dopo quattro anni, aveva preso la lettere grande, perché per loro era l’unica. Eppure, è bastato un vento improvviso. Qualcosa di inatteso, una forte folata proveniente da Milano per spostare gli equilibri. Prima un piccolo movimento, impercettibile, come a dire: Non so se resto. Poi un altro, e un altro ancora. Sì: Biglia sta camminando.

Ancora non si sa quale percorso seguirà, ma una cosa appare ormai certa: lascerà quella curva. E qualche bambino smetterà di divertirsi, mentre un vecchio fabbro in America continuerà a battere il ferro, finché sarà caldo. Chissà che non ne venga fuori una sfera.

Cittaceleste.it

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