Esclusiva, Cesar: “Lazio, diventa “Davide” come la mia finale del 2004″

Per avvicinarci alla sfida di domenica sera, abbiamo intervistato in esclusiva Aparecido Cesar, ex esterno sinistro con un passato importante alla Lazio

di redazionecittaceleste

Di Ramona Marconi

ROMA – Tra pochi giorni, di fronte a un Olimpico gremito, andrà in scena Lazio-Juventus. Una sfida dal sapore intenso, ricca di motivazioni e voglia di far bene.

Una Lazio super rimaneggiata proverà a giocarsela contro una Juve imbattuta, mai sconfitta in campionato. Davide che affronta Golia in un match che promette spettacolo. Per avvicinarci alla sfida di domenica sera, abbiamo intervistato in esclusiva Aparecido Cesar, ex esterno sinistro con un passato importante alla Lazio.

Lazio-Juve: Davide che affronta Golia, con quale epilogo?

Prima di dire qualsiasi cosa io ci tengo a ribadire che sono laziale vero. Per me è un onore e un vanto enorme aver indossato quella maglia ed essere laziale. C’è chi ci nasce e chi ci diventa, io lo sono diventato e ne vado fiero.  Tornando a Lazio-Juve, sono dell’avviso che la mia pelle la vendo sempre a caro prezzo. La Lazio ha tanti problemi, non ha fatto acquisti. Però io sono la Lazio, sono obbligato a giocarmela. E’ una partita che va studiata nel dettaglio, perchè le imbarcate non vanno bene e non fanno bene. Io indosso la maglia della Lazio, mi devo esaltare anche solo per questo. Devo dare il fritto. 

Arriva Ronaldo e colleghi, l’impresa sarà difficile… 

Rispetto l’avversario sempre, ma bisogna pensare che chiunque si affronti può essere Cristiano Ronaldo, non bisogna sottovalutare nessuno, così come bisogna credere sempre nella propria forza, sì… anche contro la Juve di Ronaldo. Solo così si avrà la disposizione fisica e mentale per essere all’altezza dell’avversario. Quando io giocavo contro l’Empoli pensavo che fosse la squadra più difficile da battere.

Cosa manca a questa Lazio?

Questa Lazio non ha la mentalità da grande. Ti riporto alla finale di Coppa Italia del 2004 vinta al Delle Alpi, noi sulla carta eravamo nettamente inferiori alla Juve di Nedevd, Davids, Trezeguet e Del Piero, eppure in mezzo al campo eravamo più forti. La Lazio ha una storia importante, deve onorarla sempre.

Il tuo Lazio-Juve?

Proprio quella finale di Coppa Italia del 2004. Perdevamo 2-0 e da lì che ci siamo guardati in faccia e abbiamo cominciato a giocare. Quella Juve era devastante, ma abbiamo vinto noi. 

Il ricordo più bello che ti lega alla Lazio?

Il derby del 6 gennaio 2005, la befana fece un bello scherzetto ai “campioni morali”. Noi eravamo, almeno sulla carta, molto più deboli di quella Roma. Eppure anche lì, l’abbiamo vinta noi. Non potrò mi dimenticare quel gol, con quel gesto tecnico che amo. Il gol di Di Canio e la corsa sotto la Nord. Emozioni uniche, indescrivibili… 

Adesso dove ti trovi e cosa fai?

Vivo in Brasile, sono tornato in patria dopo aver fatto l’allenatore nel settore giovanile della Lazio. Adesso voglio vivere questa esperienza qui, vivere l’evoluzione che ha fatto il calcio brasiliano in questi ultimi anni. Faccio stage ai ragazzi del Corinthians con Fàbio Carille, un allenatore e persona fantastica. Mi ha accolto a braccia aperte, mi sto arricchendo molto di informazioni, di spogliatoi. Dopo 18 anni in Italia, non sarà facile. Spero di prendere in mano una grande squadra e tornerò in Italia. C’è tanta voglia e dedizione per fare l’allenatore.

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