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Lazio, Garlini: “Bravi a tenere Inzaghi. Immobile? Non è adatto al modulo dell’Italia”

Lazio, Garlini: “Bravi a tenere Inzaghi. Immobile? Non è adatto al modulo dell’Italia”

Ecco le parole dell’ex attaccante biancoceleste Oliviero Garlini

di redazionecittaceleste

ROMA – Mentre i biancocelesti si godono il meritato periodo di ferie, un ex attaccante del club capitolino, Oliviero Garlini, ha parlato a tutto campo della squadra di Inzaghi.

 

 

Ecco come si è espresso ai microfoni di Lazio Style Radio: “Immobile è un giocatore importante sia per la Lazio che per lo spogliatoio, quindi bisogna sfruttare al massimo il tipo di gioco che lui predilige. Lui parte, finta di andare sul primo palo e si stacca sul secondo, così trova spesso la via del gol. In un tridente non funziona al meglio, non gioca con i cross. Quest’anno i biancocelesti hanno fatto più fatica in zona gol per il minor numero di inserimenti dei centrocampisti, anche questo l’ha penalizzato. Nel 4-3-3 dell’Italia credo che alla fine, almeno per l’Europeo, il ballottaggio sia tra Immobile e Belotti”.

E continua: “A meno che Kean non esploda ancora di più l’anno prossimo, ma anche Ciro può fare meglio nella prossima stagione e guadagnarsi il posto. Va comunque tenuto conto che la Lazio gioca in modo diverso rispetto alla nazionale. Acerbi? È un giocatore che ha testa, fisico, qualità, sa quello che vuole e magari in futuro potrà partire titolare anche nell’Italia. Lui dovrà farsi trovare pronto quando Mancini lo chiamerà in causa, visto che per ora parte molto dietro nelle gerarchie”.

Su Robben e Inzaghi: “Robben? Bisogna vedere come sta fisicamente e se ha la mentalità giusta per far parte di una squadra come la Lazio. Poi la Serie A è diversa dalla Bundesliga, vanno fatte delle valutazioni su diversi fattori per poter puntare su di lui. È un grande nome, ma non serve solo quello, servono giocatori pronti fisicamente che possano donare qualcosa di importante alla squadra. La Lazio è stata molto brava a tenere Inzaghi. È un vantaggio perché conosce i giocatori, ha lavorato già da diversi anni nell’ambiente e ha instaurato nel gruppo dei meccanismi tattici che un nuovo allenatore avrebbe dovuto rifondare”.

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