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Murgia, solo gol decisivi: cuore e lazialità per Inzaghi

Il giovane centrocampista anche ieri sera ha mostrato tutte le sue qualità, ormai è molto più di un’alternativa

di cittacelesteredazione

di Simone Cesarei

ROMA- Murgia, 3-2 è finita. Ancora una volta, la storia si ripete. Dopo aver siglato il gol vittoria in Supercoppa contro la Juventus, il giovane centrocampista romano si prende di nuovo la scena grazie alla rete segnata contro il Vitesse, che vale i primi tre punti del percorso europeo della Lazio. Una partita più complicata del previsto, quella di Arnhem. Gli olandesi infatti si mostrano ossi duri, organizzati e con giocatori di talento come Rashica, imprendibile sulla corsia destra per Lukaku prima, non certo il più lento della squadra, e Lulic poi. Forse i biancocelesti avevano sottovalutato un po’ troppo l’avversario. Il turnover totale di Inzaghi, con 7 cambi rispetto alla vittoria di campionato con il Milan, non paga e a fine primo tempo la Lazio si trova sotto di un gol, con gli olandesi e il pubblico di casa ormai sulle ali dell’entusiasmo. Squadra impacciata, lenta e prevedibile, con errori banali in fase di impostazione e in difesa, la Lazio B non convince. Un turnover del genere non può essere adeguato per una competizione che lo scorso anno si è faticato per conquistare e che ora si deve onorare al massimo delle proprie potenzialità. Storia diversa nel secondo tempo. L’ingresso di Ciro Immobile, sempre più imprescindibile per questa squadra, ha dato la scossa ai compagni che, complici anche gli ingressi di Milinkovic, seppur sottotono, e Lulic, sono riusciti a ribaltare una partita che si stava mettendo male. Il merito va al golden boy di Inzaghi, quell’Alessandro Murgia che rappresenta la lazialità, il grido della Nord sul campo di gioco.

GOLDEN BOY

Murgia

Inzaghi l’ha cresciuto, coccolato, protetto, e ora sta raccogliendo i frutti del talento purissimo di un ragazzo destinato a far parlare di se. Il mister biancoceleste è riuscito a trovare al giovane centrocampista la posizione migliore in campo per esprimere tutte le sue qualità, sia in palleggio che per favorirne gli inserimenti. Sulle orme di Parole infatti, Murgia sta trovando sempre più feeling con il gol, ci sta prendendo gusto. Pensare a Murgia come un’alternativa ora sembra riduttivo. La crescita esponenziale che avuto in questi due anni con Inzaghi lo mette di diritto appena dietrogli intoccabili del centrocampo laziale, e chissà che un giorno non troppo lontano non possa diventare anche lui uno di essi. Alessandro Murgia è presente e futuro della Lazio, ma soprattutto la speranza di avere un giocatore che rappresenti quella lazialità che da troppo tempo manca sul campo dell’Olimpico, magari con la fascia al braccio. “Sogno di diventare capitano. Sarebbe una cosa fantastica, ma ora penso a lavorare e allenarmi dando il meglio in campo poi in futuro si vedrà. Stiamo maturando come squadra”, pensieri e parole di un ragazzo con i piedi per terra, mache non può nascondere quella fede che gli cresce dentro fin da bambino.

Cittaceleste.it

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