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LE VOCI – Ecco il fisioterapista di Vlado: ”Io, sempre fra incudine e martello”

LUGANO - Il suo studio all’Atlantide di Savosa è tappezzato di maglie di calciatori. Alcune firmate, altre no. «Questa è bellissima» dice Roberto Maragliano indicandoci una T-shirt commemorativa. È quella...

redazionecittaceleste

"LUGANO - Il suo studio all’Atlantide di Savosa è tappezzato di maglie di calciatori. Alcune firmate, altre no. «Questa è bellissima» dice Roberto Maragliano indicandoci una T-shirt commemorativa. È quella della Lazio vincitrice della Coppa Italia 2012-’13 ed è firmata da tutta la squadra. «Sempre più i primi della Capitale» recita la scritta sotto il tricolore. Già, impossibile pensare a Roma senza i derby, le storie e la rivalità fra le due tifoserie. Maragliano negli ultimi quattro mesi ha vissuto un’esperienza forse irripetibile, culminata con la vittoria (era il 26 maggio) della Coppa Italia ai danni dell’«odiata» Roma di Totti. A febbraio mister Vladimir Petkovic l’ha voluto nel suo staff e il fisioterapista non ci ha pensato un secondo. Ha fatto la valigia e si è trasferito a Formello. «Ho vissuto calcio dalla mattina alla sera per mesi, anche la notte. Devi sempre pensare a quello che farai il giorno dopo ed è difficile prendersi una pausa» commenta Maragliano. «Dal punto di vista professionale non cambia granché: il lavoro sui giocatori è sempre quello. È il contesto ad essere totalmente differente. Quando arrivi al campo d’allenamento ci sono tifosi, telecamere e giornalisti pronti a osservare ogni tua mossa».

"IL RAPPORTO CON VLADO PETKOVIC - «Conosco l’allenatore da molto tempo e lui – da quando è alla Lazio – non è cambiato di una virgola. È sempre lo stesso: una persona decisa, che affronta ogni situazione con grande professionalità. Il nostro rapporto è sempre stato buono. Ovviamente, quello che ci faceva scontrare all’epoca ci faceva scontrare anche a Roma (ride, ndr). Mi spiego: spesso, quando un giocatore ha problemi fisici teme la reazione dell’allenatore. Il fisioterapista è un po’ fra l’incudine e il martello, ma è normale che sia così».LA FINALE: UN'OCCASIONE UNICA - «La finale di Coppa Italia contro la Roma per noi è iniziata una settimana prima a Norcia, sede del ritiro. Il centro era blindato e in giro c’erano addirittura le guardie del corpo. Non ho mai respirato così tanta tensione per un evento sportivo, è stato qualcosa di incredibile. Alcuni ci dicevano ‘‘o vincete, o scappate’’. Un ambiente davvero difficile. Poi, al fischio d’inizio, ho vissuto la partita da bordo campo, sulla panchina aggiuntiva. Al gol di Lulic lo stadio è esploso: siamo rimasti a festeggiare all’Olimpico fino a notte fonda con i nostri tifosi. In seguito abbiamo fatto un giro fra le vie cittadine col bus scoperto: c’era talmente tanta gente che per fare tre chilometri ci abbiamo impiegato un’ora e mezza. È stato qualcosa di speciale, anche perché – a differenza dei calciatori laziali– difficilmente riuscirò a vivere un’altra esperienza simile».RITORNO ALLE ORIGINI - «Sono stati quattro mesi molto arricchenti – conclude Maragliano –. Tuttavia ora voglio staccare, ritrovare un po’ di pace e il mio studio di fisioterapia all’Atlantide. Quando ero a Roma sentivo la mancanza della mia famiglia, del Ticino e degli amici».

Cittaceleste.it - Fonte: CorriereDelTicino

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