Sergej, due anni fa il debutto: l’ascesa della Milinkocrazia

Arrivato tra lo scetticismo generale, ora è un pilastro della Lazio di Inzaghi e nei desideri di mezza Europa

di cittacelesteredazione

di Simone Cesarei

ROMA- Era il 6 agosto 2015 quando la Lazio ufficializzò l’acquisto di un certo Sergej Milinkovic Savic. Nome difficile da ricordare, l’ennesimo colpo alla Tare, i tifosi cominciarono a rumoreggiare. Eppure Sergej l’ha voluta fortemente la Lazio. La trattativa con il Genk è stata lunga, estenuante, e non senza colpi di scena. Sul talento serbo c’era anche la Fiorentina, squadra che aveva l’accordo con il club belga grazie ad un’offerta più alta rispetto a quella dei biancocelesti. Ecco allora che Sergej sbarca a Firenze, pronto a firmare il contratto che lo legherà ai viola, ma poi ci ripensa: vuole soltanto la Lazio. Decisiva la volontà della fidanzata, che preferisce Roma come città in cui vivere, e come darle torto. Il ds Tare grazie a questo inaspettato assist riesce dunque ad assicurarsi il giocatore per una cifra vicina ai 10 milioni di euro. Milinkovic fa il suo debutto con la prima squadra della Capitale in occasione del preliminare di Champions League contro il Bayer Leverkusen, proprio il 18 agosto del 2015, il match si chiuderà sull’1-0 per la Lazio grazie al gol di Keita, ma il 3-0 in favore dei tedeschi nella gara di ritorno negherà ai biancocelesti la qualificazione alla massima competizione continentale. Sergej comincia dunque la sua prima stagione in sordina, partendo dalla panchina ma cominciando a mostrare quelle qualità che avevano fatto innamorare di lui il ds Tare: prima il gol di testa al Dnipro in Europa League, poi quello, meraviglioso, alla Fiorentina in campionato, un fantastico scherzo del destino. Sergej chiude la sua prima stagione laziale con 35 presenze e 3 reti, la maggior parte partendo dalla panchina. Ma è solo l’inizio.

L’ASCESA

Sergej Milinkovic Savic

Incontrastabile, inevitabile e senza freni: l’ascesa di Sergej si abbatte sulla Serie A come una tempesta in una giornata di sole. Con l’arrivo di Inzaghi in panchina le qualità del sergente biancoceleste vengono ulteriormente valorizzate, con il mister piacentino che in breve tempo gli affida una maglia da titolare nell’undici biancoceleste. Qualità sopraffina, colpo di testa, prepotenza negli inserimenti: Milinkovic diventa l’insostituibile di casa Lazio. Idolo dei tifosi per grinta e spettacolarità nelle giocate, il serbo rappresenta il calcio in tutta la sua irriverenza. Una veronica a centrocampo, un tunnel in zona difensiva, un elastico ad umiliare l’avversario: dare spettacolo, cercare sempre la giocata vincente, perchè altrimenti dov’è il divertimento nel calcio? Sergej si diverte e fa divertire, con quell’irriverenza giovanile di chi conosce le proprie doti, di chi sa di essere più forte. Ma la definitiva incoronazione di Milinkovic a nuovo re di Roma avviene in occasione del derby d’andata di semifinale di Coppa Italia. Partita mai banale il derby di Roma, a maggior ragione se ci si gioca l’accesso ad una finale. Match fin da subito combattuto, tensione altissima in campo e sugli spalti, finchè non sale in cattedra il sergente: Felipe Anderson sfonda sulla corsia di sinistra, cross basso in mezzo sul quale si avventa come un rapace Milinkovic che scaraventa in rete l’1-0 biancoceleste facendo scatenare il delirio in Curva Nord. La gara si chiuderà sul 2-0 per la Lazio, e anche nella partita di ritorno Sergej lascerà il proprio timbro, regalando ai tifosi una qualificazione che vale doppio perchè conquistata contro i rivali di sempre. Da quel giorno a Roma è in vigore un nuovo regime, la Milinkocrazia si è impadronita della Capitale. In Europa si parla di offerte da 70 milioni per lui, si parla di interessamenti dai top club di tutto il continente, ma il suo futuro è alla Lazio. Forte del rinnovo di contratto appena firmato, Sergej ha intenzione di guidare i propri sudditi sempre più in alto. Vivendo sempre con l’irriverenza di chi sa di essere più forte.

Cittaceleste.it

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