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Almeyda: “La Lazio è nel mio cuore. Io accostato a Leiva? Mi fa piacere”

Almeyda: “La Lazio è nel mio cuore. Io accostato a Leiva? Mi fa piacere”

di redazionecittaceleste

ROMA – Matías Almeyda, ai microfoni di Radiosei, ha ricordato alcuni momenti indimenticabili con la maglia della Lazio: “Sono felice di essere in Italia in vacanza, ho portato qui la mia famiglia. La Lazio mi è rimasta nel cuore, nella mia carriera è stata fondamentale, ero molto felice qui in quei tre anni. Nel secondo anno ero l’unico argentino, poi il terzo sono arrivati Sensini e il Cholo (Simeone, ndr). Mi sento ancora con qualcuno, abbiamo un bel rapporto, ci sentiamo per sapere come stanno le nostre famiglie. Mi sento spesso con Sensini, con il quale sono stato anche a Parma insieme. Con Inzaghi ho giocato insieme, è un bravissimo ragazzo. Fino a due mesi fa ero in Messico ad allenare. Per fare il dirigente devi avere una certa maniera di pensare, io sono più per il campo. Tra poco ritornerò in Messico”.

GOL A BUFFON – “Io tiravo sempre, ma sempre in tribuna (ride, ndr). Invece quel giorno ho preso la porta. Poi l’anno dopo sono andato a Parma e pensavano che calciassi sempre così”.

PARAGONE CON LEIVA – “Mi fa piacere essere accostato a lui, ma speriamo la Lazio possa vincere di più rispetto a noi”.

MANCIO E MIHA – “Mancini, insieme a Roberto Baggio, è stato tra i più forti d’Italia, nei primi 5. Mancio era straordinario, ma la cosa principale era la sua professionalità: era il primo ad arrivare, l’ultimo ad andare via. Aveva un bel rapporto con Eriksson, si parlavano spesso e si vedeva che amava quello che faceva. Mihajlovic? Calciava veramente bene, uno dei migliori e dei più bravi. Aveva un colpo diverso da tutti, potevo allenarmi anche io ma era impossibile calciare come faceva lui”.

SCUDETTO – “Mi ricordo tutto, quando vinci non ti dimentichi. Anche l’anno prima dovevano essere campioni, poi arrivammo secondi. Nel 2000 abbiamo dovuto aspettare nello spogliatoio per vedere che faceva la Juve. Alla fine, ricordo la gente: era magnifica.Giocavamo sempre con lo stadio pieno, anche in trasferta. La Lazio era forte in quel periodo anche in Europa, era tra le più forti al mondo. In quei tre anni ci è mancata solo la finale di Champions League”.

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