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Lotito esce allo scoperto: “Lo scudetto alla Lazio!”

Il presidente biancoceleste fa uno show alla conferenza di avvocati organizzato dall'associazione "La tutela dei diritti"

redazionecittaceleste

"ROMA - Esce allo scoperto il presidente Lotito, vuole legarsi il suo primo tricolore al petto. Ospite d'onore ad un convegno sulla Giustizia Sportiva, organizzzato dall'associazione “La Tutela dei Diritti”, finalmente si esprime sullo Scudetto del 1915 da assegnare ex aequo col Genoa: “Non ho mai parlato di questa cosa, anche in FIGC, per evitare conflitti di interesse, quando se ne discuteva non partecipavo alle riunioni– afferma – Intendo però sostenere che la nostra richiesta è inattaccabile, partendo dal principio che non c'è prescrizione, come dimostrato dalle carte prodotte; poi ci sono state altre squadre che hanno provate ad accodarsi ma nessuno ne aveva il diritto, o perché le loro istanze all'epoca erano già state respinte dagli enti preposti o perché nel frattempo quei sodalizi sono falliti e quindi i loro successori, avendo un numero di matricola diverso, non hanno alcun diritto da reclamare. In secondo luogo, c'è il parere di una Commissione di esperti che ha definito le nostre rimostranze legittime, quindi non c'è molto altro da aggiungere credo, dobbiamo aspettare”. Un giovane avvocato, tifoso biancoceleste, insiste: “Allora perché ancora non hanno assegnato lo scudetto alla Lazio?”. La risposta del presidente biancoceleste non si fa attendere: “Guardi, prima viene il diritto, passata quella fase, dato che la Lazio ha dimostrare di meritare quello scudetto, ci sarebbe anche il senso di opportunità. Prima ci hanno detto di aspettare, poi sarebbe stato il tempo delle elezioni. Ora con quello che è successo passerà ancora del tempo ma alla fine prevarrà il Diritto, ed il Diritto dà ragione alla Lazio”.

"TARE

"Lotito poi racconta del suo rapporto col diesse Igli Tare, iniziato con un curioso episodio nel 2008: “Eravamo nel mio studio e dissi a Igli che non gli avrei rinnovato il contratto da calciatore come in realtà gli avevo promesso. Lui subito si incupì, Igli non conosce vie di mezzo, persona seria per cui o è bianco o è nero. Solo allora gli spiegai che per lui avevo pensato al ruolo di ds, e aggiunsi 'Vai dalla segretaria, ti do trenta minuti poi torna qua col contratto firmato'. Tornò da me e firmammo un triennale e ora tutti vedono i risultati della mia scelta”. L'azionista di comando biancoceleste rivendica le scelte fatte, non accetta che si parli di fortuna o di caso. “Scelgo le persone perché le ascolto, vedo l'uomo prima e in base a quello decido. Lo sapete che Delio Rossi quando seppe di Tare ds al telefono mi disse 'Presidente che ce l'ha con me? Io non lo voglio e lei me lo fa direttore sportivo?'. Io risposi a Delio Rossi che ero il presidente e avevo il diritto di scegliere la persona per quel ruolo, la conversazione finì lì. Tre mesi dopo a Formello Rossi mi disse che con Tare non si era verificato alcun probelma e andava tutto bene”.

"INZAGHI

"Infine la scelta del mister dei miracoli: “Io fortunato scegliendo Inzaghi? Per favore, Simone Inzaghi è un predestinato, bastava parlare con lui, conoscere l'uomo e i suoi valori per capire dove sarebbe arrivato. Quando sono arrivato Simone aveva un contratto pesante, io dovevo tagliare i costi quindi ci incontrammo insieme col suo agente e gli proposi di prolungare il contratto di 5 anni, in sostanza dandogli 600mila euro in più ma ripartendoli su più anni di contratto, ovvero aveva ridotto di molto il compenso – ricorda – L'agente non aveva capito, credeva che offrissi la cifra per un solo anno, quando spiegai meglio mi disse 'Inzaghi lo guadagnerebbe lo stesso stando fermo', e io risposi che da presidente non percepivo emolumenti”. Come andò a finire? “Io e Simone ci appartammo, lui mi disse che voleva allenare a fine carriera, io gli promisi che firmando questo contratto una volta smesso avrebbe iniziato la sua avventura da tecnico nella Lazio. Cosa che è puntualmente avvenuta. Partendo dagli Allievi Regionali, passando ai Nazionali, quindi arrivando in Primavera quando Bollini è diventato vice di Reja. Anche in questo caso conta conoscere le persone, il loro valore e aspettarle. Lui ha avuto un percorso graduale, quando Galliani prese Pippo Inzaghi per il Milan mi chiese di fare altrettanto con Simone alla Lazio, disi no perché ritenevo prematuro questo salto per Simone e i fatti mi danno ragione. Con Inzaghi ho un rapporto speciale, quando ha avuto un periodo difficile da calciatore, mi riferisco alle sue stagioni con Sampdoria e Atalanta, trasferimenti legati anche ad un momento personale particolare nel quale non giocava e io avrei anche potuto annullare il contratto, gli sono stato vicino e gli ho detto di stare tranquillo, l'ho aiutato e oggi si vedono i risultati”.

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