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Premio Lazialità, Lotito: “Siamo i primi della capitale”. Tare: “Aveva in pugno Cavani…”. Lulic: “Il 71 per sempre” – FOTO

Va in scena al Teatro Ghione la sesta edizione del riconoscimento ideato da Guido De Angelis. Attesi fra gli altri Lulic, Radu e il ds Tare...

redazionecittaceleste

ROMA - Una serata all'insegna della Lazialitá quella svoltasi questa sera al Teatro Ghione, con tanti esponenti del mondo biancoceleste che hanno ricevuto il riconoscimento ideato da Guido De Angelis. L'incasso devoluto in beneficienza per l'associazione Flavio e Francesco e la presenza delle sfere più alte della società, del capitano Lulic,  di Stefan Radu, nonché di ex-giocatori come Negro, Pancaro, Giannichedda e Cravero hanno contribuito a dar vita ad un evento suggestivo, che ha mostrato la dirigenza, la squadra e il tifo biancoceleste uniti e coesi come non si vedeva da tanto tempo. Clima piuttosto disteso e senza contestazioni per la dirigenza e per il presidente Claudio Lotito, la cui presenza non era annunciata, che ha voluto essere presente a questo evento permeato di tifo e colori biancocelesti. Sicuramente un bello spot di un rapporto che si sta ricucendo e consolidando, con un occhio sempre al mercato e al rafforzamento della squadra: "Chi ci compri a gennaio?" urla qualcuno dalla platea quando Tare sale sul palco. Testimonianza che il tifoso è contento, ma non sazio di vittorie e traguardi importanti da tagliare nel corso della stagione.

Queste le parole di Lotito: "Scusate per il ritardo. Siamo in un momento delicato per la FIGC. Sono contento e orgoglioso di aver ritrovato i nostri tifosi. Una società esiste perchè esistono i tifosi, con la loro passione e sentimenti autentici. Sono una spinta psicologica per tutti noi. Se non c'è il popolo non si va da nessuna parte. I giocatori sul campo devono dare il 300%. Dal 2004 volevamo dare soddisfazioni a chi la sostiene dal 1900 e combatte per lei. I laziali sono un popolo che ha sofferto per un ideale e scendendo in piazza. I laziali escono nei momenti di difficoltà e in quelli di gioia. Non ci sappiamo godere le vittorie, ritorniamo ai propri affari senza dimenticare di essere laziali. La Coppa Italia ha consentito di trovare l'orgoglio di essere laziali. Quello che ho subito io e subisco io quotidianamente, sono più irriducible degli Irriducibili. L'unione fa la forza, i risultati arriveranno. Ho puntato sempre su Tare che è bianco o nero, ma è uno vero. E' un fratello minore per me, oppure Simone Inzaghi. Hanno dato nei momenti di difficoltà, a chiedere sono bravi tutti. Siamo già ripartiti da un anno e mezzo da questa parte. Abbiamo fatto un'azione congiunta. Come società vogliamo renderla più vincente possibile. Non vogliamo tradire la storia e il futuro della Lazio. Vogliamo che sia per sempre una società forte che camminerà sulla base di quello che riuscirà a produrre a livello di indipendenza Non dobbiamo andare con cappelli in mano, ci prendiamo quello che ci spetta per merito. Ci dovranno riconoscere lo scudetto del 1915"

Queste le parole di Tare: "Tare: "sono arrivato alla Lazio casualmente in realtà. Antonelli mi si avvicinò dicendomi se volevo vestire la maglia biancoceleste. Non potevo rifiutare. Cos'è per me la Lazio? Sono uno persona molto riservata, ma la Lazio ormai è nel mio sangue, ho due figli laziali. Sono orgoglioso di lavorare in una società gloriosa. Com'è stato andare sulla tomba di Bigiarelli? È stato molto emozionante. Conoscere la storia ti stimola a lavorare sempre meglio. Tra tutti gli eventi, quello che ricordo prima di tutti è la vittoria di Coppa Italia contro la Roma. Come ho portato Hernanes a Roma? È un ricordo bello e triste allo stesso momento. Il suo agente sembrava il maestro di Karate Kid, la trattativa fu sfiancante. Dopo 5 giorni siamo riusciti a prendere un grande giocatore e un uomo fantastico. Il suo addio è stato scioccante, perché è uscito fuori tutto l'opposto della verità. Con Lotito abbiamo provato a convincerlo ma non c'è stato niente da fare, perché voleva giocare il Mondiale in Brasile. La trattativa per Klose? Lo conoscevo dai tempi del Kaiserslautern, abbiamo giocato insieme due anni. Voleva superare il record in Nazionale e grazie anche alla Lazio ce l'ha fatta. Milinkovic? Eravamo sicuri che sarebbe venuto da noi, ci aveva dato la sua parola. Luis Alberto? Serve pazienza, a volte non sappiamo aspettare. Keita? Con lui avevo un legame molto forte, parlavamo di tutto. Ho paura che le persone che lo circondano non lo aiuteranno nella sua carriera, ma il suo talento è grandissimo. Rimpianti? Stavamo per prendere Cavani, ma purtroppo andò al Napoli".

Queste le parole di Lulic: "Quando penso al mio Paese mi viene in mente subito la guerra. Nel 1998, dopo la guerra, sono andato in svizzera, avevo 12 anni. Quando ero in Bosnia e c’era la possibilità giocavo a calcio, ma lì le preoccupazioni spesso erano altre. In Svizzera ho cominciato a giocare a Coira, una città piccolina, poi da lì sono andato a Bellinzona, poi Grasshoppers, Young Boys e alla fine Lazio. Quando sono arrivato a Roma era il periodo di Cana, Klose, Konko. Io non avevo pressioni, perché non mi conosceva nessuno. Quindi ho affrontato tutto con tranquillità”. Sul 26 maggio: “Il 71 lo porto sempre con me. Ho iniziato da poco a realizzare cosa è successo quel giorno. Per me essere qui stasera è bellissimo e quel gol in quel derby è il vanto che mi porta a essere tra voi. Le foto con la Coppa ce l’ho tutte, sono un ricordo prezioso”. La prima stagione da capitano biancoceleste: “È stato un bel riconoscimento, soprattutto da parte di Radu, per me il vero capitano è lui. È un capitano che si nasconde. Nella Lazio di capitani ce ne sono tanti”.

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