Federsupporter, Lotito dixit: “Non ci sono più arbitrati grazie a me”

La nota di Federsupporter

di redazionecittaceleste

 

Nel corso di dichiarazioni di alcuni giorni or sono, in occasione del ritiro precampionato della SS Lazio in quel di Auronzo di Cadore, l’azionista di maggioranza e Presidente del Consiglio di gestione della predetta Società avrebbe affermato, con riferimento al caso Keita, che “ Non esistono altri casi Pandev, non ci sono più gli arbitrati grazie a me” ( cfr. “Il Corriere dello Sport”, pag. 7 del 22 luglio scorso, articolo di Daniele Rindone).

Ciò premesso, è opportuno ed utile verificare se tale affermazione sia esatta.

A questo scopo, svolgo le considerazioni che seguono.

L’art. 4, comma 1, della Legge n. 91/1981 stabilisce che il rapporto di prestazione sportiva a titolo oneroso si costituisce mediante stipulazione di un contratto in forma scritta tra lo sportivo e la società, “ secondo il contratto tipo predisposto, conformemente all’accordo stipulato, ogni tre anni, dalla Federazione sportiva nazionale e da rappresentanti delle categorie interessate”.

L’art. 9, comma 4, dello Statuto della FIGC prevede che “ le Leghe rappresentano le società associate nella stipula degli accordi di lavoro e nella predisposizione del relativo contratto tipo”.

L’art. 28 delle Norme Organizzative Interne della FIGC ( NOIF) prescrive che “ Il rapporto di prestazione da professionista, con il conseguente tesseramento, si costituisce mediante associazione diretta e con la stipulazione di un contratto tra il calciatore e la società con le forme e le modalità previste dalle presenti norme e dagli accordi collettivi stipulate dalle Associazioni di categoria,nel rispetto delle disposizioni legislative in materia”.

Lo stesso art. 4 della Legge n. 91/1981 conferisce alle Federazioni sportive nazionali la facoltà di inserire nei contratti collettivi di lavoro specifiche clausole compromissorie per consentire il deferimento ad un Collegio Arbitrale della risoluzione delle controversie relative al contratto di lavoro.

L’Accordo Collettivo stipulato il 5 settembre 2011 tra la FIGC, la Lega Nazionale Professionisti Serie A e l’Associazione Italiana Calciatori, all’art. 21, prevedeva che il contratto individuale di prestazione sportiva deve contenere una clausola compromissoria, in forza della quale la soluzione di tutte le controversie aventi ad oggetto l’interpretazione, l’esecuzione o la risoluzione del contratto, ovvero comunque riconducibili alle vicende del rapporto di lavoro da esso nascenti, vengono deferite alla risoluzione del Collegio Arbitrale che si pronuncia in modo irrituale.

Al successivo art. 24, comma 3, venivano indicati i principi del Regolamento del Collegio Arbitrale, da definirsi tra le parti, come segue :

a)L’arbitrato sarà irrituale; b) per vertenze con valore fino ad euro 50.000,00 vi sarà sede unica del Collegio Arbitrale a Roma, con Presidente del Collegio, in caso di mancato accordo tra gli arbitri, nominato dal Presidente del Tribunale di Roma ; c) per vertenze superiori a euro 50.000,00 e di valore indeterminabile, la sede del Collegio sarà quella del luogo ove ha sede la società, con Presidente del Collegio, in caso di mancato accordo tra gli arbitri, nominato dal Presidente del Tribunale ove ha sede l’arbitrato.

L’Accordo Collettivo di cui sopra aveva efficacia fino al 30 giugno 2012 e non era tacitamente rinnovabile né prorogabile.

L’Accordo Collettivo e Regolamento venivano, invece, successivamente prorogati, di anno in anno, fino all’ultima proroga del 4 luglio 2016 che ha, per l’appunto, prorogato i suddetti Accordo e Regolamento fino al 30 giugno 2017.

Peraltro, tale ultima proroga prevede espressamente che “ AIC e LNPA riprenderanno senza indugio il calendario degli incontri tra i propri rappresentanti per la stesura di un nuovo Accordo Collettivo”.

L’interrogativo che, dunque, si pone, alla luce di tutto quanto precede, è se possa dirsi, come affermato dal dr. Lotito, che “ Non ci sono più gli arbitrati”.

La risposta non può che essere nel senso che si tratta di affermazione erronea.

Ciò in base a quanto sancito da un parere dell’Alta Corte di Giustizia Sportiva del CONI, emesso su richiesta della FIGC e depositato il 30 luglio 2010.

In tale parere, infatti, si legge che “ Il contratto individuale in corso, compresi i richiami alla contrattazione collettiva operante al momento della stipula, continua ad avere i suoi effetti fino alla scadenza contrattuale”, mentre, viceversa, i problemi sorgono “ quando si proceda al rinnovo o a modifica di contratti individuali o alla stipula di un nuovo contratto in carenza di disciplina di Accordi collettivi e relativi contratti tipo.” .

Anche in questi casi, però, l’Alta Corte stabilisce che “ Essendo valida ed operante la richiamata norma dell’art.4 della Legge n.91/1981, che prevede la stipula di contratti in forma scritta, a pena di nullità, e secondo il contratto tipo predisposto, conformemente all’accordo stipulato, ogni tre anni dalla federazione sportiva nazionale e da rappresentanti delle categorie interessate, occorre soffermarsi sulla portata della disposizione. Appare, a questo riguardo, preferibile l’interpretazione che la nullità si riferisca solo alla mancanza di forma scritta del contratto. Tuttavia, vi è un obbligo contrattuale di conformarsi al contratto tipo, predisposto dalla Federazione sportiva nazionale e dai rappresentanti delle categorie interessate ( nella specie calciatori e allenatori oltre la Lega di competenza) ogni tre anni. In caso di contratto individuale stipulato senza utilizzazione di un contratto tipo regolarmente predisposto. in modo consensuale dalla Federazione e dai rappresentanti delle categorie, sussiste una violazione non solo delle norme di legge, ma anche delle disposizioni federali, a partire dall’art. 28 NOIF surrichiamato, che deve essere interpretato alla luce della anzidetta legge e dell’art. 93 delle stesse NOIF ( contratto tipo previsto da Accordi)”.

E’ interessante, altresì, anche quanto stabilito dall’Alta Corte, qualora gli accordi collettivi non vengano rinnovati in tempi rapidi o, comunque, in carenza di accordo sull’applicazione in prorogatio dei precedenti.

A questo proposito, così recita l’Alta Corte. “ Conclusivamente, in caso di persistenza di illegittimità come sopra delineate ( 6.1- Carenza di contrattazione collettiva, con responsabilità in caso di inerzia o riluttanza ad accordi previsti dalla legge ; 6.2- Predisposizione unilaterale di contratto tipo, avulso da accordo anche transitorio, e tentativi di imposizione malgrado l’inesistenza di vincoli giuridici) ed aggravate con il protrarsi nel tempo da parte di una o più Leghe, potrà essere esaminata dalla FIGC la possibilità- in ipotesi limite ove ne sussistano tutti i presupposti-, di nomina di Commissario ad acta, con intervento sostitutivo temporaneo per raggiungere un nuovo accordo o anche un primo accordo transitorio in caso di acuirsi di un conflitto tra le parti, attraverso una utilizzazione di procedura di garanzia ( argomentando da art. 9, comma 9, Statuto federale)”.

Ne deriva che, secondo l’Alta Corte, non possono mai determinarsi vuoti di disciplina contrattuale collettiva, comprendente il deferimento al Collegio arbitrale delle controversie tra società e calciatori, nonché di contratto tipo individuale.

Quanto sopra, sia che il contratto individuale sia stato stipulato operanti detti accordi e contratto tipo, successivamente scaduti e non ancora rinnovati o prorogati, sia che il contratto individuale venga stipulato in carenza degli stessi accordi e contratto tipo.

E’, pertanto, erroneo affermare che “ Non ci sono più gli arbitrati”, senza dover, perciò, “ringraziare” nessuno.

Aggiungo che, ammesso pure e non concesso che l’arbitrato non vi fosse più,il calciatore avrebbe il diritto di rivolgersi al giudice ordinario onde chiedere ed ottenere l’anticipata risoluzione del contratto di lavoro per fatto e colpa della società.

Sotto quest’ultimo, specifico aspetto, mi riporto alle mie Note “ I sempre più critici rapporti tra calciatori, loro agenti e società di calcio. Il ruolo dei tifosi” del 26 giugno scorso, consultabili sul sito www.federsupporter.it.

In particolare, a pag. 5 delle mie Note, facevo presente che, in base alla dottrina ed alla giurisprudenza, le condotte aventi l’obiettivo e l’effetto di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, offensivo, nei confronti di un calciatore, lavoratore dipendente ex lege n. 91/1981,

il quale non voglia rinnovare il contratto con la società di appartenenza o non voglia accettare la cessione ad altra società, può costituire una tipica ed illecita fattispecie di mobbing.

Pratica rilevante, non solo sul piano civile ( risoluzione anticipata del contratto e risarcimento dei danni anche non patrimoniali), ma anche sul piano penale ( reati di violenza privata e di tentativo di estorsione).

Senza, inoltre, voler considerare, in alternativa o in subordine all’ipotesi di mobbing, quelle altrettanto illecite di abuso del diritto, sotto forma di atto o comportamento che non abbia altro scopo se non quello di danneggiare o coartare qualcuno o di demansionamento, vietato dall’art. 2103 CC, consistente nell’adibizione del lavoratore a mansioni inferiori o in una sua sottoutilizzazione.

Ovvero, ancora, sotto forma di violazione del così detto diritto di “chance”; vale a dire della violazione del diritto del calciatore, non di giocare, ma di poter giocare, da scrutinarsi esclusivamente da parte dell’allenatore secondo correttezza ed imparzialità tecniche.

D’altronde, l’uso da parte del dr. Lotito, relativamente al caso Keita, nel corso delle sue dichiarazioni ad Auronzo di Cadore, della parabola della “ fidanzata e della moglie”, per cui tra la prima e la seconda bisogna privilegiare quest’ultima, lascia chiaramente intendere, fin d’ora, che, nel caso di mancata cessione del calciatore o di mancato rinnovo del suo contratto, l’utilizzo del medesimo verrebbe determinato, non solo e non tanto da esclusive scelte tecniche dell’allenatore, bensì, esclusivamente o prevalentemente, da decisioni e scelte societarie.

Avv. Massimo Rossetti.

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