L’ANALISI – Il problema della Lazio? Non finalizza per quanto gioco crea…

ROMA – Ha ampi margini di crescita la Lazio e potrà diventare irresistibile, mettendosi davvero nella scia di Roma e Juventus, quando troverà un’alternativa costante di gioco ai cross di Candreva, sempre più decisivo attraverso gli assist dalla fascia destra. Pioli ha dato in fretta alla squadra un’identità e un’organizzazione.…

di redazionecittaceleste

ROMA – Ha ampi margini di crescita la Lazio e potrà diventare irresistibile, mettendosi davvero nella scia di Roma e Juventus, quando troverà un’alternativa costante di gioco ai cross di Candreva, sempre più decisivo attraverso gli assist dalla fascia destra. Pioli ha dato in fretta alla squadra un’identità e un’organizzazione. Sistemata la fase difensiva, trovati gli equilibri tattici, ora il tecnico emiliano si concentrerà su un altro aspetto tattico da migliorare. A Verona è mancato l’attacco alla profondità e la Lazio non ha tradotto, in termini di occasioni e di tiri in porta, per quanto ha costruito e manovrato sino alla trequarti avversaria. In altre circostanze era arrivata in zona gol con molta più facilità, soprattutto nelle partite in cui Mauri aveva aggiunto l’ultimo passaggio e un tocco di imprevedibilità. Dote indispensabile per variare il tema offensivo di una squadra monocorde a centrocampo (un regista come Biglia affiancato da Parolo e Lulic, due incursori) e costretta a cercare la chiave del gioco sulle corsie esterne. Le squadre si chiudono con nove o dieci giocatori sotto alla linea della palla, è accaduto anche al Bentegodi nel secondo tempo. Non sempre la Lazio riesce a trovare ampiezza nella manovra. Ci pensa Candreva a destra, un fenomeno per qualità e corsa, un ex trequartista ormai diventato esterno d’attacco. S’è messo a disposizione di Pioli, gioca dentro al campo, si allarga e va in profondità appena intravede lo spazio per allungare, come ha fatto benissimo a Firenze e nel primo tempo di Verona.

 

Linea di fondo. Sulla fascia sinistra sinora sono mancati i guizzi di Keita, uno spagnolo abituato a mettersi in moto con il pallone al piede e molto più efficace lungo l’out. Quando deve “tagliare” o se gli chiedi determinati movimenti, rischia di perdersi. Un po’ come è successo a Felipe Anderson, fuori dal contesto tattico con il Torino. «Tutti si chiudono e in certe partite serve l’uno contro uno per creare superiorità». Pioli attende il recupero di Keita per aggiungere il suo talento sulla fascia sinistra e forse si sta convicendo che certi giocatori, molto poco disciplinati, hanno bisogno di esprimersi con un minimo di libertà tattica. Il brasiliano ex Santos, per esempio, si fa apprezzare quando scatta in velocità e in campo aperto. Funziona meglio fuori casa. E’ da contropiede, fa la differenza se gli avversari si scoprono. Lui e Keita dovranno impegnarsi ancora di più e provare a calarsi in un contesto che funziona e in cui ognuno deve sacrificarsi nella doppia fase di gioco. Qualità e produzione offensiva non prescindono dal talento. Se Pioli troverà la chiave giusta, forse arricchendo anche le idee del centrocampo con l’inserimento di Cataldi, la Lazio diventerà irresistibile. Un centravanti pericoloso e con le caratteristiche di Djordjevic va servito soprattutto dalla linea di fondo. (Corriere dello Sport)

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