AMICI-NEMICI – Lotito, se l’abbraccio è con Preziosi

ROMA Claudio ed Enrico, Enrico e Claudio. Quasi fosse un solo nome. Nel mondo del calcio, soprattutto negli uffici della Lega di via Rosellini, ormai tanti presidenti, tra l’ironia e, forse, un pizzico d’invidia, non notano la differenza che c’è tra Claudio Lotito ed Enrico Preziosi, rispettivamente patron della Lazio…

di redazionecittaceleste

ROMA Claudio ed Enrico, Enrico e Claudio. Quasi fosse un solo nome. Nel mondo del calcio, soprattutto negli uffici della Lega di via Rosellini, ormai tanti presidenti, tra l’ironia e, forse, un pizzico d’invidia, non notano la differenza che c’è tra Claudio Lotito ed Enrico Preziosi, rispettivamente patron della Lazio e del Genoa. Un feeling pazzesco, un’amicizia solida, indistruttibile, al limite del sospettoso, che va avanti da ben dieci anni. Tra i due il primo ad entrare nel mondo del calcio fu l’imprenditore dei giocattoli nel ‘93 con il Saronno, poi nel ’97 con il Como e infine con il Genoa nel luglio del 2003. L’altro, Claudio, lo seguì ad un anno esatto di distanza con l’ingresso nella Lazio. Tra i due fu “amore” a prima vista, e fu proprio Enrico che introdusse Claudio nella complicata macchina del mondo del pallone. All’inizio, mentre tutti gli altri un po’ lo snobbavano e deridevano, Preziosi al contrario ne fu affascinato, probabilmente per le sue idee e il suo approccio disinvolto con le persone. Gli fece da Cicerone fino a lanciarlo definitivamente qualche anno dopo. «Riconosco la sua intelligenza e credo che lui faccia altrettanto con me», disse una volta Enrico dell’amico Claudio.

 

 

ASSE DI MERCATO
Il gran potere e ascendente di cui gode Lotito in Lega e in Federcalcio, molto deriva da quei primi passi effettuati da settembre del 2004, a stretto contatto con Preziosi. L’elezione di Tavecchio è solo l’ultimo incredibile successo che i “due” hanno praticamente compiuto insieme. Qualcuno sussurra che entrambi, con Galliani, altro ottimo alleato, abbiano pianificato tutto con un anno d’anticipo in un famoso pranzo estivo sulle spiagge della Versilia. La politica calcistica però è solo una parte che “lega” i due presidenti. In questi anni Lotito e Preziosi di affari ne hanno fatti a bizzeffe. Il primo calciatore a suggellare l’unione tra i patron fu l’operazione Behrami, nel 2005 a metà tra Genoa e Verona, con l’amico Claudio che in estate acquistò parte del cartellino dai veronesi e sei mesi più tardi, per la modica cifra di 5,5 milioni di euro, la restante metà dal Genoa. Ma ce ne furono tante altre, come Konko, Floccari e Biava. Per non parlare del tentativo di acquisire insieme nell’estate del 2010 il cartellino di Kevin Prince Boateng dal Portsmouth in fallimento, poi, nello stesso periodo, finito al Milan. Il ghanese, accompagnato a Fiumicino da Preziosi, incontrò Lotito in gran segreto per trovare un accordo, ma tra i due non scoccò la scintilla e il centrocampista finì al Milan.
UN CREDITO DA 4,5 MILIONI
Non sempre rose e fiori tra Lotito e Preziosi. Nell’estate del 2012 il rapporto rischiò seriamente di rompersi del tutto a causa del mancato arrivo di Granqvist, ma soprattutto di Giuseppe Sculli, che per ben due volte fece avanti e indietro tra Roma e Genova. Due anni fa la società rossoblù promise alla Lazio di riscattare il giocatore per 2,5 milioni di euro, ma questi soldi a Formello non li avrebbero mai visti. Non solo. Lotito, che fino ad ora ha sempre onorato gli impegni con il suo amico riscattando i giocatori presi in prestito, non può dire lo stesso di Preziosi. Quest’ultimo, oltre a Sculli, dovrebbe ancora saldare i cartellini di Matuzalem, ora al Bologna, e Bizzarri, adesso al Chievo. Un totale di quasi 4,5 milioni di euro. Soldi che, probabilmente, avrebbero potuto fare comodo, ma i due, visto l’ottimo rapporto, risolveranno anche questa situazione. Credito a parte Claudio, vuole assolutamente e finalmente battere Enrico sul campo. E’ dal 2011 che il Genoa non fa che dare dispiaceri alla Lazio, con ben sette vittorie sugli ultimi sette incontri. Tra soldi e classifica, insomma, è un’amicizia messa durissima prova. (Il Messaggero)

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