Giacomelli sotto assedio: la Procura indaga, i laziali chiedono i danni

Si sta cercando di capire se sia possibile promuovere un’azione disciplinare per il profilo facebook non dichiarato

di redazionecittaceleste

ROMA – Come annunciato già ieri da Il Messaggero, la Procura della Federcalcio, guidata da Giuseppe Pecoraro, ha aperto un fascicolo su Giacomelli per una eventuale violazione dell’art. 40 dei doveri dell’arbitro che impedisce «la partecipazione a gruppi di discussione, posta elettronica, forum, blog, social network o simili, mediante utilizzo di nomi di fantasia o “nickname” atti ad impedire l’immediata identificazione del suo autore». La bufera contro il direttore di gara di Trieste è scoppiata dopo i suoi errori durante Lazio–Torino, dove ha negato un chiaro rigore ai biancocelesti espellendo poi Immobile. Nelle ore successive Giacomelli è stata “travolto” di recensioni negative per il suo locale di Trieste, mentre lui ha chiuso il proprio profilo di Facebook Jack O’Melly (dove l’immagine di profilo lo ritraeva vicino a Totti).

I LAZIALI

Non solo l’inchiesta della procura. A Giacomelli e anche al Var Di Bello – secondo iltempo – è stato notificato un invito alla negoziazione assistita in cui si chiede di risolvere la controversia per evitare di «adire l’autorità giudiziaria». In altre parole nel documento firmato dagli avvocati Stefano Previti e Flaviano Sanzari si chiede a Giacomelli e Di Bello un risarcimento del «danno non patrimoniale subito dai nostri assistiti, quantificabile in non meno di euro 600 per ciascuno di essi». Si tratta di un gruppo di tifosi, di professionisti: dallo stesso avvocato Stefano Previti fino al presidente della Polisportiva Lazio Antonio Buccioni, passando per il politico Pino Cangemi e il giornalista Guido Del Turco. E poi ancora architetti, imprenditori e soci «vip». Undici tifosi che, in caso di vittoria giuridica, potrebbero aprire la strada (verso la richiesta del danno) alle migliaia di persone presenti allo stadio o che, l’11 dicembre scorso, erano incollati davanti alla televisione per assistere alla gara vinta 1 a 3 dai piemontesi.

COLPA GRAVE

Quel giorno Piero Giacomelli e Marco Di Bello avrebbero commesso una «colpa grave», anzi tre. La prima: «Giacomelli non fischia il calcio di rigore su un fallo di mano evidente (commesso dal calciatore del Torino Iago Falque ndr)». Seconda: «Di Bello si accorge del fallo di mano ma si convince o si fa convincere a non procedere ad “on field review” in occasione dell’interruzione», ovvero non avrebbe visto l’azione nella sua interezza. E poi la terza: «Giacomelli espelle dal campo Immobile, lasciando impunito Burdisso». Insomma, sarebbe stato falsato l’esito della gara «attraverso errori gravi e inescusabili», capaci di ledere alla credibilità del movimento calcistico e provocare «rabbia, frustrazione, disillusione, forte scoramento ed enorme disagio in quei tifosi che, come i nostri rappresentati, hanno dovuto assistere a un’importante partita della loro squadra il cui risultato, sotto i loro occhi, veniva fortemente compromesso da decisioni palesemente errate dei direttori di gara». Sarebbe stato dunque danneggiato il tifoso che «supporta la propria squadra, soffre con essa, si fa coinvolgere emotivamente, mettendo in gioco l’amore per il calcio e per i colori che sostiene, sempre sul presupposto che tutto si svolga con regolarità». «Crediamo che questa azione sia utile al calcio per affermare il principio di responsabilità anche in relazione ai compiti degli arbitri – spiega l’avvocato Previti – Chirurghi e avvocati che sbagliano vengono considerati responsabili. I giornalisti vengono citati addirittura penalmente anche senza dolo. Quindi è giusto che anche un arbitro che sbaglia, al di là dei limiti di tollerabilità, paghi a livello civile».

Cittaceleste.it

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