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Fondi Lega, quando Salvini protestava contro lo spalmadebiti della Lazio

Matteo Salvini ed il suo commento sulla Nazionale Azzurra lo scorso Novembre

Il leader del Carroccio, nel marzo del 2005, guidava la rivolta contro il trattamento riservato alla società di Lotito, che ottenne di spalmare il debito in 23 anni: "Al piccolo imprenditore i debiti fiscali non li toglie nessuno'', diceva

redazionecittaceleste

ROMA - Corsi e ricorsi. Un debito dilazionato in comode rate. Non parliamo di quello della Lega, dopo la sentenza sulla truffa dei rimborsi elettorali dal 2008 al 2010. Ma di un debito più antico e ancora più robusto. Quello della Lazio che nel 2005 ottenne, in virtù dell'applicazione di una legge del 2002, la dilazione in 23 anni del debito da oltre 140 milioni accumulato con il fisco (un trattamento in fondo ben più severo rispetto agli 80 anni per ripagare 49 milioni di euro concessi al Carroccio). Solo che a quei tempi Matteo Salvini, allora europarlamentare della Lega Nord, sottolinea Repubblica, era dall'altra parte della barricata. Letteralmente. E guidava la protesta davanti alla sede della Lega calcio, in via Rosellini.

Ecco cosa raccontava l'agenzia Ansa quel giorno: Al grido di ''Lazio fallita, Padania salvata'', l'europarlamentare leghista Matteo Salvini ha spiegato che ''i cittadini del Nord sono contrari a qualsiasi ipotesi di decreto spalmadebiti per le società di calcio, e anche a quelle norme che hanno consentito alla Lazio di Lotito di dilazionare i suoi debiti con il fisco''. "Le norme fiscali che prevedono sconti o dilazioni nei confronti del fisco - ha spiegato Salvini - vanno cancellate. Cancellate per tutti a prescindere dal calcio. Al piccolo imprenditore - ha aggiunto Salvini - i debiti fiscali non li toglie nessuno''. La delegazione dei militanti leghisti, una decina di persone, ha esposto davanti al portone della Lega un lungo striscione con la scritta: ''Il calcio paghi tutti i suoi debiti, nessuno sconto ai signori del pallone''.

Questo nel 2005. Tredici anni prima delle attuali disavventure del Carroccio nelle aule giudiziarie. Il primo a ricordare il caso è Alessio Pascucci, sindaco di Cerveteri e coordinatore nazionale di Italia in Comune, lo schieramento di sindaci di cui fa parte anche Federico Pizzarotti. "Il segretario della Lega tira un sospiro di sollievo per l'accordo raggiunto con la procura di Genova che sequestrerà centomila euro a bimestre per ottant'anni ma, come spesso gli capita, dimentica gli attacchi pesanti sferrati alla Lazio e al presidente Claudio Lotito quando, nel lontano 2005 questi sottoscrisse con l'Agenzia delle Entrate la dilazione del debito della società di calcio".

Il debito della Lazio era il triplo di quello della Lega e l'accordo raggiunto col Fisco prevedeva rate corpose da saldare in 23 anni. La soluzione raggiunta dalla Lega prevede invece una dilazione in 80 anni. "Come a dire - chiosa Pascucci - che il vero motto di Salvini è prima i leghisti, poi gli italiani".

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