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Inzaghi e la Var, storia di un amore mai nato

Simone Inzaghi, allenatore della Lazio

Il tecnico per la prima volta esce veramente allo scoperto contro la tecnologia

redazionecittaceleste

ROMA - Simone Inzaghi e la Var storia di un amore mai nato. Un rapporto fatto di rabbia e tradimenti. L’ultimo proprio ieri sera. E così a San Siro dopo l’episodio del rigore prima assegnato e poi tolto dall’arbitro Rocchi dopo avere visto le immagini, il tecnico biancoceleste è sbottato: «Con questi due punti sono sette che ce ne mancano. Con la Fiorentina e Torino due episodi a nostro favore non fischiati e anche con l’Inter. C’è rammarico e la Var non è fortunata con la Lazio». In campo allarga le braccia, urla, sbuffa, chiede spiegazioni a tutti. Nella sala stampa diventa un fiume in piena Inzaghi che si sente scippato di punti importanti per la classifica dei biancocelesti. Usa parole dure e non risparmia attacchi frontali verso un mezzo che non lo ha mai fatto sorridere. «L’episodio non lo voglio giudicare. Si poteva o non si poteva dare» ammette. La rabbia, mai davvero sopita, è per le altre decisioni prese: il rigore dubbio concesso alla Fiorentina per un fallo di Caicedo e quello non dato contro il Torino per il mani netto in area di Iago Falque e l’espulsione di Immobile. Decisioni che hanno segnato di nero l’inizio di dicembre. E poi c’è sempre la Roma. Non lo ha citato espressamente ma anche il penalty per l’intervento di Bastos su Kolarov nel derby continua a tormentarlo. Lo aveva ricordato nella conferenza della vigilia, ieri nella pancia di San Siro ha preferito sorvolare. Casualità l’arbitro era sempre Rocchi.

UN SOLO NEMICO

Non vuole pensare male. Lo sottolinea a chiare lettere. Quello che però rimarca con forza è che la tecnologia in campo ha menomato lo spettacolo: «Ha tolto emozioni. Non si esulta più, nessuno lo fa più. A ogni gol il gioco si ferma e tutti devono attendere due o tre minuti dopo aver aspettato una settimana per esultare. Io ho giocato tanto a calcio, segnavo, guardavo il guardalinee e poi esultavo. Bastava quello». Lo dice con un filo di amarezza nella voce: «Bene la tecnologia che serve a stabilire il gol-non gol, ma la Var non mi fa divertire. Non penso male. In Europa League non c'è ed è molto meglio. Era stata messa per togliere gli episodi, qui invece stiamo discutendo sempre su quelli. A questo punto non ci sto più, mi sta togliendo tante emozioni». Difficile distoglierlo da quel nemico - scrive ilmessaggero - che lo sta facendo penare più degli avversari in campo. E così anche quando si prova a fare un bilancio della sfida contro l’Inter lui torna sempre su quel tasto: «Noi vogliamo rimanere in alto fino alla fine. C'è rammarico. Ho visto delusione nello spogliatoio. Avremmo potuto vincere, il Var ci toglie altri punti, gli arbitri hanno fatto una valutazione». Ci vogliono diversi minuti per fargli sbollire la rabbia: «C'è comunque fiducia, vedere una squadra giocare così a San Siro vuol dire tanto. Per la corsa Champions ci siamo. Combattiamo con top cub per introiti e giocatori. Sarà complicato per il tour de force che dovremmo affrontare». Ma è più forte di lui e così il pensiero per l’anno che verrà non può che essere uno: «La Var ci ha tolto dei punti, speriamo possano tornare indietro nel girone di ritorno».

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