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Inzaghi, senza Champions stavolta sarà addio

Inzaghi, senza Champions stavolta sarà addio

Il rapporto con Lotito è sempre più traballante, il presidente gli imputa il mancato quarto posto dell’anno scorso. Rimane comunque dopo Delio Rossi, l’allenatore più longevo dal 2004

di redazionecittaceleste

ROMA – Il quarto posto e la qualificazione ai sedicesimi d’Europa League sono dalla sua parte, ma dopo 2 anni e 7 mesi il rapporto con Lotito è sempre più traballante.

Inzaghi ha le sue idee ferme, alla società cominciano a stare strette. Ora riecheggiano più che mai le urla estive del presidente contro il tecnico, adesso è peggio perché rimane in silenzio. Nessun confronto al momento con Simone, con lui c’ha parlato Tare. I cambi contro il Milan non sono andati giù ancora una volta. O perché sbagliati (Milinkovic-Luis Alberto) o perché tardivi (l’ingresso di Caicedo). Il pari casalingo (l’ultimo risaliva al 6 maggio con l’Atalanta), acciuffato in extremis contro il Milan, per la società è un colpa d’Inzaghi. Non è un merito che 13 punti da quando lui è in panchina siano stati conquistati nei minuti di recupero. E nemmeno che a segnare sia stato Correa (terzo gol in 11 gare da subentrato, come nessuno in Europa) da lui spedito in campo: uno così in forma avrebbe potuto giocare dall’inizio. Invece Inzaghi continua (Acerbi a parte) sempre a centellinare o utilizzare almeno con un anno di ritardo il mercato. E’ successo anche con Luis Alberto e Caicedo, Tare è infastidito persino perché il talento del baby Pedro Neto (in mostra con l’Under 19 portoghese) non viene coltivato, alimentando fra i tifosi il sospetto e precludendo anche sull’esterno eventuali alternative di modulo.

LA TENSIONE

Non è stato inserito nella lista Uefa, così come Lukaku e Patric, aspettando gennaio. Col turnover domani Inzaghi dovrà comunque pensare a conquistare nel girone il primato, poi si concentrerà sul Chievo. E’ presto e folle considerarlo in bilico, ma dal campionato passerà comunque il suo futuro. Senza Champions, stavolta Simone potrebbe dire addio a fine stagione, nonostante sia già il secondo allenatore (8 in 14 anni) più longevo di questa gestione. La società è convinta di aver costruito la giusta rosa, stavolta non perdonerà più dell’anno scorso a Inzaghi l’eventuale disfatta. Perché il malumore nei suoi confronti si era palesato già dopo la prima giornata con il video “rubato” di Lotito a Cortina e le dichiarazioni di Tare: «Bisognerebbe subito parlare di obiettivi perché noi puntiamo al quarto posto». Una frecciata all’allenatore, che nelle conferenze aveva sempre sottolineato il gap di mercato con le altre concorrenti, fornendo a se stesso e ai suoi ragazzi alibi preventivi in caso di sconfitte con le grandi.

IL TERZO ANNO

Forse per questo a maggio scorso, prima di Ancelotti, Inzaghi e il suo staff avevano pensato già di trasferirsi a Napoli. Quel colloquio segreto con De Laurentiis del suo figlioccio, Lotito non l’ha mai digerito. Così come l’ occhio strizzato alla Juve in caso di divorzio da Allegri. Lunedì in consiglio federale Figc, il presidente biancoceleste si vantava di aver multato Inzaghi per il comportamento avuto nei confronti di Banti. Una punizione-esempio da dare a tutti i tesserati, che aveva invocato il numero uno della Lega Miccichè, prima che ieri arrivasse la sanzione da 5mila euro e la diffida del giudice sportivo. Lotito è convinto che negli ultimi due anni l’ ex mister della Primavera non abbia fatto nessun miracolo, anzi gli imputa pure il mancato ingresso in Champions. Eppure il fatto conclamato rimane che nessun tecnico nella sua era si era mai confermato a questi livelli al secondo anno. Il cattivo presagio però è che – a parte Delio Rossi – nessun tecnico è arrivato al quarto dal 2004.

Cittaceleste.it

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