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Luis e Milinkovic, il talento sale al potere

Decisivi a Bergamo i due gioielli di casa Lazio

redazionecittaceleste

ROMA - Uno costante, l’altro a fasi alterne. Il primo è un faro che illumina la via, il secondo è una luce che abbaglia. Luis Alberto e Milinkovic, entrambi fenomeni e decisivi. Lo spagnolo recita per la prima volta dall’inizio senza la sua spalla preferita, Immobile e lo fa strappando lo stesso applausi. palla al piede è imprendibile, dribbla, scatta e segna. Quinta rete in campionato, la seconda di fila dopo quella al Torino. La prima in trasferta. Caicedo è un attaccante diverso, non attacca lo spazio e preferisce la palla sui piedi. Luis Alberto fa più fatica a trovare l’intesa. La mancanza dell’uomo che raccoglie i suoi “la” si fa sentire tanto. E così lo spagnolo gioca in maniera diversa: si va a prendere la palla fino a centrocampo e poi si butta dentro con la sfera al piede. Cerca scambi rapidi e triangoli stretti. ed è proprio così che arriva la rete del pari.

ECCO PICASSO

Doti tecniche sopraffine per quello che è stato ribattezzato il Picasso biancoceleste. Ma anche carattere, sottolinea ilMessaggero: usa il fisico e non risparmia il fiato per protestare con l’arbitro. “Dovevamo giocare così da subito. I primi 20 minuti non eravamo in campo e non possiamo permettercelo. Se questa squadra gioca tutta la partita come sa può battere chiunque” l’analisi del talento laziale. Parole da leader. E fa riflettere la trasformazione, ormai completa, dello spagnolo che un anno fa era un oggetto misterioso.

UN MOSTRO DI BRAVURA

L’altra faccia della serata di ieri è quella di Sergej Milinkovic-Savic. Un mostro di bravura, ma solo quando decide lui di esserlo. Quinto gol in campionato anche per lui, prima doppietta stagionale con la maglia della Lazio. Piedi da numero dieci e fisico da centravanti vecchio stampo. Bastonatore e fioretto. Quando si accende non esiste nessuno più bravo di lui. Accarezza la palla con la suola e la fa sparire. Abbatte la porta di Berisha con due bordate dalla distanza. Inzaghi gli chiede di trascinare la squadra e lui lo fa. Sempre alla sua maniera. Applausi e rimproveri. Alle volte è indolente e irritante poi si fa perdonare con giocate sontuose che strappano applausi anche agli avversari. Se fosse continuo sarebbe un campionissimo. Chissà cosa avrà pensato il ds della Juve Fabio Paratici in tribuna a Bergamo. Inzaghi intanto se lo gode con i suoi pregi e i suoi difetti. Un diamante alle volte non è per sempre ma quando ce l’hai susciti l’invidia generale.

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