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Milinkovic ha steccato il derby, ora è viola di rabbia

Domenica incontrerà la Fiorentina, squadra contro cui si esalta sempre

redazionecittaceleste

ROMA - L’Oro della Lazio ha steccato. Capita. Nella partita più importante del momento Milinkovic-Savic si è perso in un bicchier d’acqua. Non è ovviamente il solo, ma il serbo spicca più di altri perché è il più giovane e pure il più forte in un ruolo dove sbagliare o non essere al top, alla fine si paga. Pensava di essere una specie di uomo d’acciaio, fare avanti e indietro con la Cina in meno di dieci giorni e presentarsi pronto, lucido e ispirato per il derby. In fin dei conti ha appena ventidue anni, un fisico possente, incredibile e una tecnica pazzesca. “Che ci vuole?”, Avrà pensato dall’alto della sua sana supponenza. Invece, il povero Sergej ha dovuto fare i conti con la realtà e, forse o soprattutto, pure con il “jet-lag”, considerato che in campo contro i vari De Rossi e Nainggolan non riusciva ad opporre resistenza o qualche guizzo per cui valesse la pena crederci.

BLOCCATO

Da lui, spesso e volentieri, riparte l’azione della Lazio. Grazie alle doti fisiche e tecniche del centrocampista laziale, la squadra si rilancia in verticale e fa male. E’ Sergej molte volte l’ago della bilancia perché contrasta e dà il cambio di passo necessario per spezzare e aprire le difese avversarie e quando manco questo, la formazione biancoceleste appare fin troppo prevedibile e senza alcuna possibilità di contrattaccare. Sin dall’inizio del derby si è intuito subito che qualcosa non andasse proprio nella sua zona di competenza, con Milinkovic-Savic che annaspava, non riusciva non solo a contrastare ma anche ad essere preciso come al solito. Troppo palloni sbagliati. Era nervoso e, comprensibilmente, pure stanco. E quando uno così, capace di ribaltare le azioni da solo, gioca in modo normale e a tratti perfino supponente, tutto diventa ancora più difficile. Inzaghi difficilmente ne fa a meno, anche se sta al cinquanta per cento, ma probabilmente pensava stesse meglio, non così abulico e quasi assente.

LA RIPARTENZA

Senza di lui al massimo, la Lazio perde quasi tutto il suo potenziale sia dal punto di vista fisico, considerando che le palle alte in mezzo al campo sono sempre tutte sue (basta andare a vedere le statistiche), mentre al derby ha perso quasi tutti i contrasti aerei, un’anomalia. La formazione laziale contro la Roma non ha avuto nemmeno quell’imprevedibilità che spesso concede il serbo, grazie ai suoi inserimenti - scrive IlMessaggero - e verticalizzazioni improvvise. Due sere fa ha lasciato l’Olimpico a testa bassa, ciondolante e silenzioso, quando in realtà è quello che ride e scherza sempre. Lui per primo non è contento della sua prestazione, ma non vede l’ora di rigarsi, anche perché la sconfitta nel derby gli brucia molto. Sergej, seguito e ammirato da grandi squadre, è convinto di potersi togliere soddisfazioni importanti con la maglia della Lazio, ad amici ha perfino confessato che lui la vede competitiva per il titolo. Ci può stare, ma questo fa parte del suo carattere, sicuro di sé e un po’ sopra le righe, soprattutto in mezzo al campo. I biancocelesti hanno bisogno del Sergej sfrontato, quello che fa la differenza. Per fortuna domenica prossima c’è la Fiorentina, la squadra che più di altre lo esalta. Che sia la gara della rinascita sua e della Lazio.

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