Murgia e Inzaghi: che passione!

Alessandro non solo come Nesta, ma anche come Floccarie Conceicao ha deciso la sfida allo scadere

di redazionecittaceleste

ROMA – “Credi che chi c’ha l’oro sia ‘n signore. L’oro pe’ me nun conta, conta er core”, inizia così la Supercoppa italiana, con questa frase della Curva Nord c’è la storia di Alessandro Murgia, il quale realizza il definitvo 3-2 a un minuto dalla fine. Il giovane centrocampista romano, come ricorda ‘Il Messaggero’, ha iniziato a lavorare con mister Inzaghi dai tempi degli Allievi Nazionali, entrambi hanno fatto molta strada fino ad arrivare al primo trofeo con la Lazio. Una storia romantica e passionale quella del classe 1996 e del tecnico piacentino: ora è il loro momento, loro sì che c’hanno messo ‘er core’.

RICORSI STORICI

Murgia come Conceição e Floccari. Un appuntamento fisso con il destino. Tre gol, stesso finale. La malcapitata? Sempre la Juventus. E’ vero, ultimamente i bianconeri erano un incubo per la Lazio, eppure la storia nelle coppe non dice così. Terzo trofeo conquistato contro la Vecchia Signora (una Coppa Italia, due Supercoppe), ma le emozioni biancocelesti sono negli episodi finali. Partiamo dalla Supercoppa di 19 anni fa, al Delle Alpi gli uomini di Eriksson vanno avanti con Nedved, ma all’88’ Del Piero pareggia con un rigore più che dubbio. Cala lo spettro supplementari e invece no: Sergio Conceição – al debutto – si traveste da uomo della giustizia e al 93′ segna il gol vittoria. Dal 1998 al 2013, il passo è breve. Tutti dicono 26 maggio, ma pochi 29 gennaio. Perché il trionfo contro la Roma nasce da un’epica partita, sempre contro la Juventus. Semifinale di ritorno, Gonzalez fa esplodere l’Olimpico, ma quando sembra fatta Vidal pareggia al 91′, ma dal 92′ al 96′ però succede un qualcosa di pazzesco. Floccari trasforma in storia un innocuo angolo, segnando di testa il 2-1 qualificazione. La Nord esplode ma non è finita. Sul ribaltamento di fronte, Marchetti è miracoloso su Giovinco ma la palla arriva sui piedi di Marchisio che deve solo appoggiare a porta vuota. Incredibilmente però il numero 8 manda fuori. E’ il gol che indirizza verso la storia, al resto penserà Lulic: CONTINUA A LEGGERE

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