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Ritorno al passato: 1 Aprile 2000, quando Simeone riaprì il campionato

Diciassette anni fa si giocò una partita storica, quando la Lazio di Eriksson capì che l'impresa era possibile

redazionecittaceleste

ROMA - Ogni stagione ha la sua partita madre, quella che per importanza o per necessità diventa una sfida cruciale, un crocevia fondamentale dove l’intero campionato può prendere una direzione piuttosto che un’altra. In questa stagione potrebbe essere il derby di Coppa Italia di ritorno del 4 aprile, sia per affermare la supremazia cittadina, che per la posta in palio: chi vince va in finale. Prima però c’è la sfida contro il Sassuolo in programma oggi alle 18. Mentre esattamente 17 anni fa, sabato primo aprile 2000 la Lazio avrebbe dovuto affrontare la sua partita madre contro la Juventus.

JUVENTUS-LAZIO – Sfida d’altri tempi, solo i nomi nelle rispettive rose fanno venire la pelle d’oca. Per la Lazio erano presenti elementi come Nesta, Nedved, Simeone, Veron, Almeyda, Pancaro e Simone Inzaghi. La Juventus, invece, poteva schierare gente come Zidane, Davids, Del Piero, Conte, Van der Sar e Filippo Inzaghi. Si trattò della sfida delle sfide, della partita madre, l’unica vera chance per la Lazio di riaprire il campionato. Bianconeri e biancocelesti erano distanti 6 punti e vincere al Delle Alpi significava portarsi a soli tre punti dalla Juventus capolista. La partita l’aprì la squadra capitolina che scese in campo con un piglio aggressivo. Coinceicao e Nedved si resero pericolosi grazie all’aiuto di Inzaghi e Veron, poi i padroni di casa risposero con Zidane: il francese fece un pallonetto che piovve in area di Ballotta, Inzaghi sembrò controllare la sfera, ma per l’arbitro lo fece con la mano dunque l’azione era da fermare. La risposta dei biancocelesti fu di Simone Inzaghi: l’attuale tecnico laziale venne lanciato in area di rigore bianconera. Stop, aggancio e tocco all’indietro per Negro. Il difensore, però, sprecò tutto sbagliando la misura del piattone. Al 25esimo Nedved sfuggì alla marcatura di Conte e il suo tiro si spense vicino al palo. Il minuto successivo Del Piero si divorò l’1-0 su un vero e proprio cioccolatino realizzato da Zidane, a due passi da Ballotta. Il passaggio del francese venne spedito sopra la traversa dall’italiano. Poi ci furono vari ribaltamenti di fronte, ma nessuno che potesse essere decisivo. Il primo tempo, dunque, terminò qui. La seconda frazione si aprì con gli stessi 11 del primo tempo. Zidane mostrò tutta la sua qualità: scartò Couto e poi sparò un missile con violenza verso la porta, ma fu bravissimo Pancaro a deviare in angolo. La Juventus sfiorò il vantaggio con Inzaghi (pallonetto che non centrò la porta) e Davids che con un tiro da fuori impegnò Ballotta, costretto a concedere un angolo. Poi l’episodio chiave della sfida: Ferrara, già ammonito, stese Simone Inzaghi e prese il secondo giallo: Juventus in dieci uomini. Il momento era quello giusto e la Lazio lo sapeva. Minuto 66’: Veron pennellò un cross perfetto in area dove Simeone fu bravissimo ad incornare e a superare Van der Sar. L’esultanza è rabbiosa sugli spalti, i tifosi della Lazio giunti a Torino stavano assistendo ad un miracolo. La Juventus reagì rabbiosamente e cercò il pareggio con Inzaghi e Zidane. Ma le sue residue speranze furono spente da Ballotta, che con grande abilità neutralizzò una punizione calciata nel finale di partita da Del Piero. Il match finì, la Lazio festeggiò e Simeone alzò la mano destra formando il numero 3. Già, perché tre ormai erano i punti che separavano la Lazio dal primo posto. Partita madre vinta, lo scudetto fu conquistato un mese dopo. Ma oggi ricorre un altro avvenimento importante per il mondo biancoceleste: CONTINUA A LEGGERE

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