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Tucu, Tucu, l’ha inventato Tare: Correa ha iniziato a ballare

Stavolta non sbatte sulle difese avversarie, crea più palle gol di tutti (ben 3), vince il maggior numero di duelli (6) ed effettua più dribbling di tutti (2)

redazionecittaceleste

ROMA - Tucu, tucu, l'ha inventato Tare. L'aveva detto il ds che era pronto ad esplodere. Stavolta non sbatte sulle difese avversarie, crea più palle gol di tutti (ben 3), vince il maggior numero di duelli (6) ed effettua più dribbling di tutti (2). Un, due, tre, eccola la stella. Un, due, tre finalmente Correa. Un, due, tre passi per mettere a sedere Larsen e finalmente trafiggere la porta. Eccola tutta la sua gioia: «Sono contento sia per la vittoria che per il gol, lo cercavo tanto dall’inizio della stagione». Insieme alla sua prima chance da titolare, il Tucu non la voleva sprecare. Adesso guai a dirgli che è fumoso come Felipe, adesso guardate tutti cosa è capace di fare. A Empoli s'era fermato al palo, col Genoa calciato alle stelle un cioccolatino d'Immobile. A Udine è apparso, scomparso e poi chiedete a Schuffet. Stavolta non c'è solo il dribbling a celebrarlo, stavolta il dribbling è il preludio d'un lampo. Pronti via, Correa si trascina tutta la difesa bianconera, poi arretra a cercare sempre palla. I compagni lo scovano nel pantano e lui finalmente viene a galla: «Io cerco di aiutare sempre la squadra con le mie giocate e devo ringraziare tutti per il supporto che mi hanno dato nei giorni in cui ho giocato meno. Anche coloro che partono dalla panchina si allenano alla grande. Non è un caso che abbiamo corso fino alla fine e fatto una partita buona, anche se dovevamo gestirla meglio nel finale».

RINASCITA

Già, allo scadere Immobile lo manda quasi a quel paese per un passaggio sbagliato. Correa chiede scusa, era stremato. Non è rimasto un attimo sulla trequarti, Joaquin ha fatto avanti e indietro. Voleva ricambiare sul campo l'aiuto ricevuto da Luis Alberto: «È un grande amico, mi ha fatto sentire a casa fin dal mio arrivo. Abbiamo parlato in campo e io mi sono abbassato quando lui aveva tanti uomini addosso». La scorsa stagione a Siviglia Correa, come lo spagnolo, aveva dovuto lottare con la pubalgia. Ora è pronto a fare tutto per questa nuova maglia. Poco importa che dai tempi della Samp fosse più abituato a partire largo sulla fascia: «Non ho giocato molto in questa posizione, ma l’ho fatto in Nazionale. Mi piace molto, ma devo migliorare. Posso aumentare l’intesa coi compagni e fare ancora di più». Magari lo dimostrerà già nel derby: «Già non si parla d'altro nello spogliatoio. Mi aspetto un grande ambiente e sono ansioso di far parte di questa grande sfida in cui tutti dovremo dare il 110%». Figuriamoci cosa ci si aspetta ora dall'investimento più importante (quasi 20 milioni), dopo Zarate, dell'era Lotito.

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