UNA VITA DA LAZIALE- Il diluvio, un déjà vu verdeoro e un sogno europeo

La nuova rubrica di Cittaceleste: commento alla partita biancoceleste attraverso gli occhi del tifoso

di cittacelesteredazione

di Simone Cesarei

ROMA- Sono giornate particolari, quelle che stanno avvolgendo Roma. Il vento tira forte, la pioggia scende instancabile e un tappeto di nuvole grigie copre il cielo capitolino. Il sole è intrappolato dietro un maltempo che colpisce con violenza la Città eterna, come una crisi di identità e risultati colpisce la Lazio. Si sa tuttavia che l’orgoglio capitolino non si piega di fronte a qualche difficoltà, nè tanto meno al maltempo. I tifosi biancocelesti affrontano freddo e pioggia per sostenere la propria squadra nel momento più difficile, per urlare il proprio amore dinanzi all’ira della natura, ora matrigna leopardiana più che madre amorevole. C’è tanto romanticismo, nella serata di ieri. Motorini che sfrecciano sul Lungotevere bagnato, laziali incappucciati che raggiungono la Nord. C’è una qualificazione da conquistare, ma soprattutto ci sono delle nubi da spazzar via.

CHIEDIMI SE SONO FELIPE

Felipe

La vittoria contro il Verona di lunedì scorso aveva allentato la tensione nell’ambiente biancoceleste, restituendo sicurezza in sè stessi e permettendo di rimanere agganciati al treno Champions. Tuttavia la vicenda de Vrij aveva portato nuove polemiche in casa Lazio, come se non fossero già abbastanza. Dopo il caso Felipe, dopo i capricci di Nani, ora il mancato rinnovo dell’olandese getta ancora ombra sullo spogliatoio laziale. Il pericolo di un effetto boomerang è reale, e va scongiurato. La partita contro la Steaua Bucarest, che all’andata si era imposta per 1-0, è importante per dare dei segnali forti a tutto l’ambiente. Inzaghi decide di mettere in campo la miglior formazione, in palio ci sono gli ottavi di Europa League. Gioca Patric in difesa, che, a quanto pare, non è buono solamente a farsi i selfie su Instagram. Torna Felipe Anderson in attacco, e qualcuno sulle tribune dell’Olimpico storce il naso. I laziali hanno ancora negli occhi gli atteggiamenti degli ultimi tempi, e Roma non è una piazza che dimentica facilmente. Ecco però che l’orologio si ferma, e si torna indietro di tre anni: c’è un ragazzo brasiliano col moicano, il numero 7 sulle spalle e la maglia del meno nove addosso. E’ un giocatore che quando prende palla e decide di arrivare in porta, non c’è difensore che tenga. Quando carica il tiro, i portieri si fanno il segno della croce. “Felipetto mio” urla qualcuno. E’ un urlo che viene dal passato, ma che rimbomba tra seggiolimi dell’Olimpico. Quello che abbiamo visto ieri è forse il miglior Felipe Anderson da due anni a questa parte. Rabone, tunnel, dribbling, assist, gol: lo Steaua è totalmente in balia di una furia brasiliana. Al momento della sostituzione si ritrova lì, in mezzo al campo, con lo sguardo rivolto a quei tifosi che urlano il suo nome, che cantano le geste di Felipe Anderson. Un sorriso, finalmente, si fa spazio sul viso di quel ragazzo anarchico, inaffidabile e incostante, ma che quando vuole diventa la cosa più bella che un campo di calcio possa offrire.

NON SVEGLIATEMI ORA

La Lazio passeggia sullo Steaua con un 5-1 senza storia, dove gli uomini di Inzaghi sono tornati ad incantare per gioco e prestazione. Si rammarica, per usare un eufemismo, il presidente Becali, colui che non vedeva nella Lazio un’avversaria degna del suo FCSB, ma che ha ammesso di non capire niente di calcio. Su questo, tuttavia, nessuno aveva dubbi. Ciro si porta il pallone a casa, tre gol per zittire le malelingue. Bastos trova il quinto gol stagionale, e forse, speriamo, quella serenità di cui ha veramente bisogno. L’Europa è stata, e ora si può dire, la miglior medicina per la crisi della Lazio. Perchè snobbare l’Europa League non ha alcun senso. Non ambire a far parlare di sè in Europa, oltrepassando i confini nazionali da protagonista, non ha alcun senso. La Lazio si presenta all’urna di Nyon con la voglia di arrivare fino in fondo, con la consapevolezza di potersela giocare con chiunque. Se poi il sorteggio dice Dinamo Kiev, i laziali hanno tutto il diritto di sognare ad occhi aperti. Se non la miglior avversaria possibile, quasi. I quarti di finale sono ampiamente alla portata, e chissà allora quali scenari si potrebbero aprire per la Lazio di Inzaghi. La fantasia corre veloce, la i sogni si fanno dorati, ma nel frattempo l’Europa è tornata a tingersi di biancoceleste, e ora il cielo sembra più chiaro.

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