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Papa Francesco al Cairo. Ecco il viaggio più delicato e forse più importante del pontificato: saluto islamico e abbraccio all’imam, «I leader smascherino i violenti»

Fonte: Corriere.it

redazionecittaceleste

IL CAIRO - Eccoci qua, «convocati da Dio, dalla storia e dall’avvenire». Il tono di Francesco è solenne, al Conference Center dov’è riunita la conferenza internazionale sulla pace a poco meno di tre settimane dagli attentati del terrorismo islamista alle chiese copte, la Domenica delle Palme. Il Papa, appena atterrato al Cairo, è stato ricevuto dal presidente egiziano al Sisi nel palazzo di Heliopolis, quindi ha raggiunto la moschea e università di Al Azhar, una meraviglia del X secolo che è una sorta di Vaticano sunnita, accolto dal Grande imam Ahmad Al-Tayyib. «Un viaggio di unità, di fratellanza», spiegava ai giornalisti in volo. Ed ora, a otto chilometri di distanza, nella sala conferenze dell’ateneo, si rivolge alla massima autorità dell’Islam sunnita, agli altri capi religiosi musulmani, ai rappresenti delle chiese coperte ortodosse e cattoliche, è arrivato anche il patriarca ortodosso di Costantinopoli Bartolomeo I.

Per Francesco è il viaggio più delicato e forse più importante del pontificato. Una visita che si apre con l’abbraccio al Grande imam e un discorso fondamentale che invoca uno sforzo educativo dei giovani per «contrastare la barbarie di chi soffia sull’odio e incita alla violenza» e chiama le fedi ad una «alleanza» contro il fanatismo: «In quanto responsabili religiosi, siamo chiamati a smascherare la violenza che si traveste di presunta sacralità, facendo leva sull’assolutizzazione degli egoismi anziché sull’autentica apertura all’Assoluto. Siamo tenuti a denunciare le violazioni contro la dignità umana e contro i diritti umani, a portare alla luce i tentativi di giustificare ogni forma di odio in nome della religione e a condannarli come falsificazione idolatrica di Dio: il suo nome è Santo, Egli è Dio di pace, Dio salam. Perciò solo la pace è santa e nessuna violenza può essere perpetrata in nome di Dio, perché profanerebbe il suo Nome». Così, nel mondo diviso, «a poco o nulla serve infatti alzare la voce e correre a riarmarsi per proteggersi: oggi c’è bisogno di costruttori di pace, non di provocatori di conflitti; di pompieri e non di incendiari; di predicatori di riconciliazione e non di banditori di distruzione».

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