Lumsa, Lotito parla di etica…e di Lazio.

ROMA – E’ il grande ospite del convegno alla Lumsa: “Etica, Sport, Deontologia. Profili Mediatici, economici e formativi”. Claudio Lotito si è recato all’Università della LUMSA di Roma per questo pomeriggio organizzato dal Dipartimento di Scienze Umane e dal Master in Giornalismo dell’Università. Arrivato in loco, il presidente della Lazio…

di redazionecittaceleste

ROMA – E’ il grande ospite del convegno alla Lumsa: “Etica, Sport, Deontologia. Profili Mediatici, economici e formativi”. Claudio Lotito si è recato all’Università della LUMSA di Roma per questo pomeriggio organizzato dal Dipartimento di Scienze Umane e dal Master in Giornalismo dell’Università. Arrivato in loco, il presidente della Lazio è stato contestato da un ragazzo che ha esposto il cartello “Libera la Lazio” estraendolo dalle proprie tasche. Identificato, senza aver fatto nulla di male, non ha comunque provocato disordini. Prima di entrare in aula, Lotito si è anche fermato con i cronisti presenti, spaventando più d’uno parlando del futuro dei calciatori della Lazio: “Non è vero che i giocatori non vogliono venire alla Lazio… la verità è che non vogliono restare a causa di questo clima”.

IL PUNTO SULLA STAGIONE DELLA LAZIO – “Il campionato non è finito, manca l’esito finale. Dobbiamo restare concentrati nonostante questo clima che condiziona il gruppo. Alcuni giocatori non ne possono più e non perché c’è un rapporto negativo con la società. Qualcuno mi ha detto che non si diverte più e sta diventando un problema. Immaginate voi di vivere in questo contesto non piacevole. Se questi sono i tifosi che vogliono il bene della Lazio, ditemi un po’ voi. Comunque non parlo di giocatori che vanno via per i tifosi, ma per una situazione ambientale. I tifosi sono corretti, altri no. La Lega Calcio confido che prende a breve una posizione”.

FAIR PLAY FINANZIARIO E BILANCI – “Aldilà dei calendari, è bene che chi gestisce il sistema calcio si renda conto che non è possibile sostenere certi ritmi tra stage della Nazionale, turni infrasettimanali e competizioni europee. C’è un aggravio di costi, rischi d’infortuni, scarsa competitività. Il tutto a svantaggio della resa dei calciatori e della qualità del gioco stesso. Si crea inoltre un danno economico per le società che sono costrette a costruire rose extra-large. Il problema è legato ai ricavi. Bisogna riequlibrare il sistema come avviene in Inghilterra dove il 75% di essi proviene da ricavi e merchandising e solo il 25% dalle televisioni. Qui viviamo in un mondo inverso in cui non non siamo schiavi delle tv ma tendiamo a sfruttare il massimo. E’ dura se le società non possono costruire uno stadio di proprietà. Fair Play? Spero si continui si questa strada anche se solo alcuni lo rispettano visto che non si conoscono neanche le sanzioni. La competizioni diventa così irreale”.

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