UNA VITA DA LAZIALE- Paradiso, la grande bellezza e Fantozzi

UNA VITA DA LAZIALE- Paradiso, la grande bellezza e Fantozzi

Torna la rubrica che racconta la partita biancoceleste con le emozioni del tifoso

di cittacelesteredazione

di Simone Cesarei 

ROMA- “E se per caso mi dovessi svegliare, colpito da un proiettile al cuore, mi basterebbe abbracciarti, per ristare bene, tornare a dormire e ritornare a sognare, uh oh”. E’ da tre giorni che ho Tommaso Paradiso in testa, o forse è il paradiso. Da giovedì c’è una strana sensazione in città, un sentimento condiviso, grande e proibito. C’è quella voglia di tornare a sognare, perchè altrimenti la vita non avrebbe senso. Tra tutti i problemi che viviamo nella quotidianità, la Lazio, specialmente questa Lazio, è un angolo di cielo in cui fuggire, è il nido sicuro di Pascoli. Scappare dalla quotidianità, lasciare da parte le preoccupazioni universitarie, ed ogni questione di cuore, per inseguire un sogno che si chiama Europa League. Perchè adesso sì, che ci si può credere.

LA GRANDE BELLEZZA

Lazio-tifosi

Il giovedì non è mai stato un giorno speciale. E’ un normale giorno lavorativo, una giornata passata a prendere confusionari appunti da confusionarie lezioni all’università. Una bella corsa fino alla fermata dell’Atac, pregare che passi un autobus prima che faccia notte e andare a recuperare quel motorino su cui il tuo meccanico ha fatto palesemente la cresta. Indossi il casco, in fretta e furia, passi con il giallo al semaforo, perchè tanto si sa “con il giallo si accellera”. Lungotevere è un groviglio di macchine e asfalto rovente, sembra che l’intera città sia scesa in strada. Pit stop dall’amico che ti accompagna allo stadio, e il resto del viaggio in silenzio, fino all’Olimpico. Sciarpe in alto, clascos impazziti, poco importa se mancano due ore alla partite, Roma è in fibrillazione. Lo stadio è una bellezza, oltre 40mila laziali, e dopo anni ci si sente come se fosse la prima volta. Sapete quando cantiamo “entra la Lazio, lo stadio sta a scoppià”? Ora dopo anni ho finalmente capito cosa vuol dire. Una bolgia infernale, contro cui Salisburgo e arbitro possono poco o nulla. Non che non ci abbiano provato eh, per carità. Diamo a Hategan quel che è di Hategan. Il rigore assegnato agli austriaci ha del comico, sembra uscito da un film di Fantozzi. Quando l’arbitro indica il dischetto in tribuna si scatena il panico: persino una ragazza che sembrava carina e tranquilla, si trasforma in un Hulk femmina che nessuno vorrebbe trovarsi davanti, fidatevi.  Sembra l’ennesima partita assurda di quest’anno, un film già visto di un regista senza fantasia, ma Inzaghi negli spogliatoi richiama tutti alla calma, forse gli ha ricordato come è andata a finire Lazio-Torino. Vi ricordate Lazio-Torino? Io ho ancora gli incubi. Fatto sta che la partita finisce 4-2, con un Felipe che sembra tornato quel mostro di 3 anni fa, Parolo che segna di tacco e Immobile che va a strattonare Inzaghi in panchina. La cosa più bella della serata però rimane l’Olimpico, pieno e laziale. Un immagine che auguro di vivere a tutti, ogni domenica.

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