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Mancini paga riconoscenza e scelte dubbie. Dopo il 2006 è buio Azzurro

Italia

Parte della colpa passa anche da scelte - di ieri e del ciclo - abbastanza discutibili da parte del ct, ma è il movimento a essere sbagliato

redazionecittaceleste

È un risveglio amaro quello odierno per l’Italia intera. I problemi sono altri, è vero, e il calcio rimane soltanto uno sport. Non un gioco, però. Per gli italiani il calcio è qualcosa di più e lo psicodramma questa mattina è collettivo. Per la prima volta nella sua storia la Nazionale di calcio salta due Mondiali consecutivi. Beffa ancor più grande se si pensa che pochi mesi fa gli Azzurri avevano raggiunto il tetto d’Europa. E al di là della sfortuna sbandierata ieri sera, forse proprio in questo sta la chiave. Mancini paga ancora una volta il debito di riconoscenza come Lippi dopo il 2006, ultimo vero anno d’oro della Nazionale.

Immobile

Da allora, un calderone di fallimenti e il secondo posto a Euro 2012, oltre alla vittoria in estate. Troppo poco: rari exploit in oltre quindici anni che dovranno portare a un cambiamento generale. Mancini, dicevamo, paga il debito di riconoscenza. Nessuno esce dallo stadio senza colpe, calciatori e staff. Ma alcuni degli Azzurri scesi in campo lo hanno fatto più sulla scia degli Europei che per merito. I cambi, poi, rimangono e rimarranno un mistero difficile da svelare. Da Chiellini a Joao Pedro, appena 400’ in campo da dicembre a oggi il primo e solo 2 goal nello stesso periodo il secondo. Per entrare nel mondo Lazio, poi, viene da chiedersi perché sia stato chiamato Zaccagni. Uno degli esterni più in forma del campionato lasciato in tribuna senza una spiegazione

Ma, soprattutto, viene da chiedersi perché trattare in questo modo una Scarpa d’Oro, nonché attuale capocannoniere del campionato. Sostituire Immobile, quando l’unica cosa che serve è trovare il goal, è poco meno di un crimine. I leoni da tastiera e non solo hanno già fatto piovere critiche sul capitano biancoceleste, un classico in Nazionale. Ed è vero che Immobile fatica con la maglia Azzurra addosso: da un giocatore del suo calibro sarebbe lecito aspettarsi un gol, anche sporco e di fortuna. Ma troppo spesso si sottovaluta il gioco di una squadra che tutto fa tranne mettere a suo agio un calciatore che, dal suo arrivo alla Lazio, ha segnato meno soltanto di Lewandowski e Messi. Forse anche da questo passa il fallimento del progetto di Mancini.