FOCUS – L’insalata “Bergessio” pagata 134 euro…

di ALBERTO ABBATE MILANO – Un’insalata di Bergessio. Condita di bugie, pressappochismo e parecchia superficialità. Per un totale di 134 euro. Questo il saldo povero del pranzo di ieri alle 15 a Corso Como, pagato da Tare, con l’entourage dell’attaccante della Samp: «Che non ci avrebbe certo aiutato a centrare…

di redazionecittaceleste

di ALBERTO ABBATE

MILANO – Un’insalata di Bergessio. Condita di bugie, pressappochismo e parecchia superficialità. Per un totale di 134 euro. Questo il saldo povero del pranzo di ieri alle 15 a Corso Como, pagato da Tare, con l’entourage dell’attaccante della Samp: «Che non ci avrebbe certo aiutato a centrare la Champions», assicurava il diesse biancoceleste ieri alle 15.30, quando spergiurava che la Lazio avrebbe fatto solo operazioni minori sino alle 23. Forse perché sapeva che non c’era alcuna intenzione di fare il possibile per sfoggiare l’ultimo colpo decente in questo gennaio. Anzi, a 20 minuti dal gong dell’Atahotel, succede l’impossibile: dopo il fax, adesso non funziona il telefono di Ederson. Honorato, chissà, di far pagare alla Lazio un conto molto più salato a fine stagione. Mica soltanto gli 1,5 milioni che percepirà sino al 2017 per fare altri quattro salti in Paideia. Ma chi gli ha fatto firmare nel 2012 quel quinquennale d’oro per un tornaconto di 48 presenze e 5 gol in tre anni? Adesso Lotito pensava di sbarazzarsene e compensare l’ingaggio di Bergessio, senza perdere una goccia di sudore? Il presidenteovunque forse è in preda a un delirio d’onnipotenza. Ma occhio che, dal paradiso, basta uno sputo sudamericano per precipitare di nuovo all’inferno.

 

 



OBIETTIVO – Una ne fa giusta (Pioli e il mercato estivo), poi si ferma a metà strada. Bene aver centrato Mauricio in difesa (Hoedt e Morrison a giugno), ma in questo gennaio si poteva e si doveva fare di più. Mai l’occasione fu più ghiotta a pochi passi dalla Champions, adesso ibernata nel surgelatore della «Cucina delle Langhe». Lì, a Milano all’ora di pranzo, bolle ancora il misfatto Bergessio. Per carità, Gonzalo non è né un campione, né una garanzia di successi, ma sarebbe stato un segnale per i laziali. Che questa squadra comincia o almeno prova ad essere ambiziosa e vincente come il suo allenatore. Invece Pioli ha forse trasferito questa filosofia solo ai suoi ragazzi. Chiudano le orecchie, Mauri, e compagni al bisbiglio di Tare: «Il nostro obiettivo è l’Europa, non la Champions». Sino a due settimane fa erano stati gli stessi giocatori a puntare l’indice, pubblicamente, verso il terzo posto.

REALTA’ – Se la società è la prima a non crederci, finiscono le favole e iniziano gli incubi: «Alla fine Djorjdevic mancherà solo due mesi…». Ma con quale coraggio, Tare. La matematica non è un’opinione, in questo caso è una questione di Filip fuori 10 giornate. Bene che vada, il serbo tornerà in campo il 26 aprile col Chievo, quando mancheranno solo sette partite alla fine del campionato. Di cosa stiamo parlando? «C’è Perea»: uno che ha fatto solo 5 gol alla Lazio (1 in campionato, 2 in Europa, 2 in Coppa Italia) e zero, sì zero, a Perugia in serie b. Qui si fa di tutto per riportare l’entusiasmo, poi di più per distruggerlo. C’è un perverso giochino masochista, al di fuori di ogni logica. Alla faccia del «mercato intelligente». Lotito non venderà sogni, ma “solite” realtà: manca sempre una lira per vedere un gobba di cammello.

MALUMORE – Malumore tornato in un re-re-revival. I tifosi non sono certi delusi dal mancato arrivo del “modesto” Bergessio, ma da una storia nauseabonda. La puzza si tramanda ormai di anno in anno, ieri c’era tanto fumo fra la stanza 645 e 650 dell’Atahotel. Già perché la Lazio aveva così tanta voglia di fare la frittata, che il segretario Calveri cucinava rinforzi (aiutava il ds Fabiani in contemporanea) per la “sorellina” Salernitana alle 10 di sera. Roba da Masterchef: due piatti per Lotito in un’ora, era chiaro che qualcosa sarebbe uscito nero dal forno. Purtroppo, il morale d’un popolo. Quello biancoceleste, abituato a soffrire, mica a morire da un decennio senza nemmeno una “riparazione”.

INDEBOLIMENTO – Rinforzata appena in difesa (Mauricio), indebolita a centrocampo (addio di Gonzalez, per fortuna non di Ledesma, che meriterebbe comunque altro trattamento). Così esce la Lazio dall’ultimo mercato. Ma come pensa Pioli (lo ha dichiarato) di voler fare più dei 31 punti del girone d’andata? Con i mezzi a disposizione, questa squadra ha forse fatto già l’impossibile per centrarli. Gli infortuni rientrano pure nella sfortuna, ma sono la normalità nel calcio: «A Cesena abbiamo perso perché ci mancavano 10 giocatori, non perché non c’era Bergessio», sottolineava ieri Tare. E quindi? Non è comunque meglio provare a dare una mano col mercato, nei limiti delle possibilità? Non serviva spremere troppo le tasche, Lotito: l’intelligenza è gratis.

Cittaceleste.it.

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