Lazio: storia di una squadra sottovalutata, ma non chiamatela miracolo

I tifosi biancocelesti sono pronti a sognare in grande, merito di giocatori uniti e coesi che fanno del gruppo la propria forza

di cittacelesteredazione

di Simone Cesarei

(Pubblicato ieri)

ROMA- Il calcio è uno sport bellissimo. E’ un gioco capace di emozionare e dividere, di provocare gioia e dolore, ma non smette mai di sorprendere. Ci sarà un motivo se è il fenomeno di massa più influente nella storia dell’uomo, no? Momento di aggregazione sociale, spirito di appartenza di persone totalmente diverse tra loro, ma ubriache della stessa incontrollabile fede. E quando quella fede è biancoceleste, il mondo lo vedi con occhi diversi. Il mondo lo vedi con gli occhi di un bambino, di chi non sa cosa c’è dietro ogni angolo, di chi è ancora in grado di emozionarsi per una squadra capace di vincere dove negli ultimi tre anni nessuno era riuscito. Guai a chiamarlo miracolo, però. La vittoria dell’Allianz Stadium contro i Campioni d’Italia è l’apice di un percorso cominciato lo scorso anno e che sta continuando spedito su binari d’alta classifica. Merito di Inzaghi, dei giocatori, della società, dei tifosi. Il mondo Lazio sta vivendo un nuovo Rinascimento, dopo le altalene degli ultimi anni. I biancocelesti sembrano finalmente aver trovato quella continuità di risultati che è sempre stato il tallone d’Achille di un gruppo che non riusciva a fare il salto di qualità. Quest’anno però è tutto diverso. Quest’anno la lazialità si respira in alta quota, ques’anno non esistono tabù. Non esiste la maledizione di Marassi contro il Genoa, non esiste la maledizione di Torino contro la Juventus. Inzaghi è riuscito a battere anche le superstizioni. Inzaghi è riuscito dove molti quest’anno falliranno, Inzaghi è riuscito a vincere contro Allegri, e la sua corazzata. In silenzio, contro tutto e tutti.

IN SILENZIO

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Nella giornata dei big match, quello dello Stadium sembrava scritto. In città le speranze erano poche, lo scetticismo tanto. I gufi e gli avvoltoi già volavano sopra Formello, pronti a ridimensionare le ambizioni di una squadra troppe volte sottovalutata da stampa e addetti ai lavori. Altro che fuoco di paglia, altro che fortuna. Questa Lazio è da sogno, questa Lazio può sognare. Trascinata da un Immobile con più gol di Messi in stagione, nessuno come lui in Europa. Trascinata da un Luis Alberto che, nella notte di Torino, ha sostituito Dybala. Da un Lucas Leiva imperioso a centrocampo, da un Bastos appena tornato dall’infortunio, ma che ha totalmente annullato Mandzukic, e da un Strakosha in versione Spiderman. Già, Thomas. Impossibile non parlare di lui. Nella tavola degli eroi di Torino, il portiere albanese ha un posto d’onore. Quando tutto sembrava perduto, quando la follia in area di rigore di Patric sembrava aver mandato tutto in malora all’ultimo secondo, quando i gufi e gli avvoltoi si avvicinavano minacciosi. Allora ci ha pensato Thomas. Perchè “da grandi poteri derivano grandi responsabità”, per l’orgoglio dello zio Ben. Thomas Strakosha alias Peter Parker, Thomas Strakosha alias tre punti che valgono oro, tre punti che sono un’iniezione endovena di autostima per i ragazzi di Inzaghi. Che si ritrovano lassù, a pari merito con i Campioni d’Italia, a respirare aria d’alta quota, a respirare aria di lazialità, contro tutto e tutti. Perchè la vita del laziale è difficile, ma bellissima.

Cittaceleste.it

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