Ieri Felipe Anderson è tornato protagonista con l'aquila sul petto
ROMA - Crampi di gioia, bentornato Felipe. Stritolato dall'abbraccio d'Inzaghi e di tutto l'Olimpico. Perché, quando il brasiliano è così, tutti s'inchinano. Bomber Immobile ringrazia per i due assist al bacio, il calcio applaude un talento rinato. Perdonato prima dell’andata, titolare al ritorno, Anderson mette in ginocchio lo Steaua, gli sgomma addosso. In questi sedicesimi di finale c'è tutto il suo marchio. Persino nel tabellino: a Bucarest si era divorato la rete perché non ci stava ancora con la testa, a Roma Felipe rialza la cresta. Sguardo infilato già nell'angolino prima del pallone del 4-0, così il brasiliano ritrova il sereno. E pensare che due settimane fa aveva addirittura chiesto di tornare in prestito in Brasile: «Anderson deve continuare così – giura il tecnico - e nei prossimi 3 mesi potrà essere una grandissima risorsa».
CARATTERE FRAGILE
In Europa ha dimostrato pure di poter coesistere con Luis Alberto: «Felipe ha giocato una grande partita anche difensivamente – assicura lo spagnolo – e ha fatto la differenza. Lui è bravissimo e, a questo ritmo, possiamo fare qualcosa di più insieme». Due al potere è meglio di uno, Felipe deve imparare solo a non soffrire la competizione. Anche ai tempi di Candreva, l'anno scorso con Keita era caduto in depressione. Il suo salto di qualità dev'essere mentale, basta farsi inghiottire dalla pressione. Inzaghi intanto ricomincia a coccolarselo, la pace è fatta. Dopo il castigo per la sfuriata post-Genoa, Lotito per primo aveva fatto da intermediario. A giugno però bisognerà comunque fare i conti col futuro: come l'amico de Vrij, Felipe vuole sentirsi importante, i suoi agenti continuano a lavorare per un acquirente. Per non meno di 40 milioni, la Lazio dovrà decidere che fare una volta per tutte di un gioiello a due facce.
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