In trasferta la Lazio di Pioli come la prima di Petkovic

In trasferta la Lazio di Pioli come la prima di Petkovic

Una natura corsara che sbuca nei momenti che contano. Tre vittorie nel giro di otto trasferte: l’approccio esterno della gestione Pioli dà forza alla classifica della Lazio. Due pareggi e tre sconfitte completano il bilancio lontano dall’Olimpico. Numeri che ricalcano fedelmente il bottino nello stesso ciclo iniziale della gestione di…

Una natura corsara che sbuca nei momenti che contano. Tre vittorie nel giro di otto trasferte: l’approccio esterno della gestione Pioli dà forza alla classifica della Lazio. Due pareggi e tre sconfitte completano il bilancio lontano dall’Olimpico. Numeri che ricalcano fedelmente il bottino nello stesso ciclo iniziale della gestione di Vlado Petkovic, nella stagione di serie A 2012-13. Che alla fine vide la Lazio al settimo posto, prima di esaltarsi nella Coppa Italia vinta in finale contro la Roma. Petkovic e Pioli, quindi, alla pari nel ruolino d’avvio fuori casa. Meglio di loro, Edy Reja, subentrato nell’annata 2009-10 a Ballardini dalla 24esima giornata: nelle prime otto gare lontano dall’Olimpico il tecnico goriziano conquistò 5 successi e un pareggio a fronte di 2 sconfitte.

MARCHIO
Fuori casa la formazione di Pioli ha incamerato 11 dei 23 punti complessivi: una cifra che puntualizza la vocazione di un collettivo portato a creare gioco sempre. Sia sul proprio campo sia su quello altrui. In questo senso, il tecnico emiliano ha saputo incidere bene sulla personalità della squadra. Anche perché il tris di successi si lega a partite che hanno scandito momenti importanti nella stagione sinora attraversata dalla Lazio di Pioli. Fermo restando che restano comprensibili rimpianti sui risultati delle altre sfide esterne. Perché il 3-1 del debutto contro il Milan fece balenare più volte quelle che potevano essere le qualità dei biancocelesti. Contro il Genoa, un bellissimo primo tempo venne poi bruciato tra infortuni e malasorte finale. I pareggi di Verona, contro Hellas e Chievo, sono farciti di occasioni sprecate. Mentre il k.o. di Empoli riassume molte colpe biancocelesti.

LA FORZA DEL TRIS
A Palermo, la Lazio reduce da tre sconfitte (due nei precedenti 180 minuti) svoltò. Il 4-0 del Barbera svelò Djordjevic con una tripletta e tirò fuori tutte le sicurezze di una squadra che tra un’infermeria affollata e un nuovo corso tattico (4-3-3 avvicendato dal 4-2-3-1) stava esprimendo una nuova dimensione. Quella vittoria avviò il ciclo delle sei gare utili, che hanno portato i biancocelesti sino al terzo posto, sancito anche dal primato nel fatturato dei gol (la domenica successiva, il sorpasso della Juventus come migliore attacco della A). A Firenze, ancora Djordjevic e poi Lulic a firmare un colpaccio in grado di dare quotazioni d’alta quota alla formazione di Pioli. Dal Franchi, terzo successo di fila in 270 minuti, venne sbandierata una Lazio in forza e di pregevole acume tattico. A Parma, le reti in rimonta (la prima in questo campionato a cancellare un tabù foriero di preoccupazioni) di Mauri e Anderson(al primo centro in A) hanno schiodato un mese senza vittorie (un punto in tre gare) e rafforzato la classifica in chiave Europa. Fuori casa, la squadra di Pioli ha segnato in sei gare su otto (a secco contro Genoa e Chievo). Per un totale di 11 reti realizzate, le stesse della Juventus, che però ha un bunker in difesa. Da quell’equilibrio che Pioli insegue c’è la base per far crescere la Lazio. Le prossime due gare, anche in considerazione dell’emergenza che si è ri abbattuta duramente sulla squadra, saranno quanto mai basilari per le prospettive di classifica. Sabato in casa contro l’Atalanta e domenica 21 dicembre a Milano con l’Inter. Centottanta minuti per svelare nuove ambizioni della Lazio. (Gazzetta dello Sport)

 

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