L’ANNUNCIO – Tare: «Niente addio, Klose resta»

L’ANNUNCIO – Tare: «Niente addio, Klose resta»

ROMA – Il caso lo hanno chiuso Lotito e Tare dopo la partita di Coppa Italia con il Varese. Conta l’esito del colloquio con Klose, non quando è avvenuto. Il centravanti tedesco resterà alla Lazio almeno sino a giugno. Ecco cosa fanno sapere dal centro sportivo di Formello, provando a…

ROMA – Il caso lo hanno chiuso Lotito e Tare dopo la partita di Coppa Italia con il Varese. Conta l’esito del colloquio con Klose, non quando è avvenuto. Il centravanti tedesco resterà alla Lazio almeno sino a giugno. Ecco cosa fanno sapere dal centro sportivo di Formello, provando a smontare le polemiche e gli interrogativi sollevati dalle dichiarazioni del tedesco alla Bild. «Sto bene. E’ un mio diritto giocare di più». E ancora: «Ho altri obiettivi sportivi. Gennaio? Nel calcio non si può escludere niente». Uno sfogo rimbalzato lunedì dalla Germania e che ha tenuto banco per l’intera settimana, ingigantito dal mal di schiena venuto fuori a poche ore dalla partita di Coppa Italia. Un disagio diviso in due parti. Del campo, dell’utilizzo di Klose, se n’è occupato e ci penserà Pioli. L’argomento appartiene alle scelte insindacabili del tecnico. Il mercato è di pertinenza della società. E se per caso il centravanti tedesco ha avuto richieste o voleva mettere in discussione la propria permanenza alla Lazio, il colloquio ha sgombrato e allontanato qualsiasi dubbio. L’ipotesi di una rottura e di un divorzio anticipato oggi sembrano più lontane. «Un addio a gennaio? Non esiste, Klose resterà almeno sino a giugno» ha fatto sapere ieri pomeriggio il diesse Tare, sicurissimo del rapporto e della chiarezza con Miro, convinto a sposare la Lazio nel 2011 e portato al rinnovo del contratto (un anno con rinnovo automatico sino al 2016 a 25 presenze) un paio di mesi prima del Mondiale in Brasile. Niente sirene tedesche. In Germania si dovranno arrendere, a partire dal Kaiserslautern, il club dove aveva iniziato la carriera e che gli ha offerto la possibilità di concluderla. Così sarà sino a maggio e poi si discuterà come era negli accordi.

 

 

Linea. I patti erano e restano chiari. La Lazio aveva già preso Djordjevic e si era cautelata attraverso la conferma di Klose, all’epoca infortunato e non ancora campione del mondo. Nelle ultime tre stagioni non era mai riuscita ad avere due centravanti sullo stesso livello o quasi. Il tedesco si sarebbe potuto gestire con maggiore tranquillità, giocando meno e curando ancora meglio la propria condizione fisica. Venti partite di qualità e un contributo fondamentale all’interno dello spogliatoio in termini di esperienza, di spessore, di esempio. Un valore aggiunto. Miro aveva accettato, calcolando la concorrenza di Djordjevic, di cui all’epoca nessuno poteva immaginare un inserimento così rapido. Questo è il motivo per cui le dichiarazioni del tedesco hanno creato qualche difficoltà a Formello, dove ci tengono a rispettare una linea ben precisa: conta la maglia, non il nome sulle spalle. E non si possono fare figli e figliastri oppure eccezioni per un campione del mondo, di cui peraltro è stato riconosciuto il valore (in termini di stipendio) e una certa autonomia di gestione. Gli è stato ricordato nei colloqui avvenuti negli ultimi giorni, così come era stato sottolineato dal primo momento l’aspetto positivo legato alla sua voglia di incidere di più: non è un vecchio campione che ha scelto di svernare a Roma, ma sta provando a essere ancora protagonista. Ora deve dimostrarlo sul campo a beneficio della Lazio.

Bilancino. Klose, da parte sua, ha confermato la prima parte delle sue dichiarazioni (chiede un superiore utilizzo) e ha provato a minimizzare le perplessità relative al futuro. Fondamentale l’incontro con Pioli, a cui spetta nel breve periodo il compito più difficile. Il tecnico fa le scelte che in quel momento ritiene migliori, deve gestire un organico di 29 giocatori, come sa benissimo un campione del mondo. Miro ha 36 anni, non è un ragazzino. Se Pioli ha scelto Djordjevic, è perché lo riteneva più in forma e funzionale all’assetto della squadra. Parla il campo. E solo sul campo il tedesco può guadagnare un posto da titolare. Se all’inizio del campionato Klose non era ancora entrato in forma, nell’ultimo mese ha faticato tantissimo a digerire la panchina. Si aspettava di giocare a Verona mercoledì 29 ottobre dopo il gol realizzato al Torino, si aspettava la conferma dopo la doppietta al Cagliari invece di restare fuori a Empoli, pensava di giocare titolare anche con il Chievo dopo la Juve. Sta bene, si sente in forma, è sano come aveva spiegato alla Bild. Tratta spesso la schiena con i massaggi. La lombalgia fa parte degli acciacchi con cui convive un attaccante di 36 anni. Diciamo la verità: con il Varese è forse diventata un pretesto per farsi sentire. Miro aveva firmato pensando di potersi ancora rendere utile alla Lazio. Tante volte è entrato solo negli ultimi minuti e allora in quei casi, ecco cosa ha lamentato nei confronti di Pioli, meglio non essere convocati e gestire con più tranquillità il recupero fisico. Ci vuole insomma il bilancino. Disporre di Klose e Djordjevic non può trasformarsi in un problema per la Lazio. Era e resterà sino a giugno un bel vantaggio. Da gestire con intelligenza. (Corriere dello Sport)

Cittaceleste.it

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