CDS – Kaiser Miro fa sempre la differenza

CDS – Kaiser Miro fa sempre la differenza

ROMA – E’ schivo. Sempre. Anche quando il mondo biancoceleste non aspetta altro che rovesciargli addosso tutto il proprio l’affetto. Esce dalla pancia dell’Olimpico quasi a testa bassa. Dentro sa che ha scritto una grande pagina (l’ennesima) nella storia della Lazio. Vola via perché a lui le parole non sono…

ROMA – E’ schivo. Sempre. Anche quando il mondo biancoceleste non aspetta altro che rovesciargli addosso tutto il proprio l’affetto. Esce dalla pancia dell’Olimpico quasi a testa bassa. Dentro sa che ha scritto una grande pagina (l’ennesima) nella storia della Lazio. Vola via perché a lui le parole non sono mai piaciute troppo. Da quando è piccolo è abituato a comunicare con un pallone e con la sublimazione più eccitante che sia mai stata trovata: il gol. Quinto centro in campionato, ma certamente il più importante della stagione. Perché trovato nella prima uscita della nuova Lazio, quella del Reja bis. 
La squadra aveva una voglia pazza di scrollarsi di dosso tutta quella pesantezza che l’epilogo della gestione Petkovic aveva lasciato addosso ad ambiente e calciatori. Da subito la Lazio ha provato a fare la partita e ha avuto le occasioni più nitide. Tuttavia c’è la necessità che il pallone entri e fino a una manciata di minuti dalla fine la cosa sembrava più difficile del previsto, poi la buona combinazione con Cavanda permette a Candreva di far partire un cross millimetrico su cui si avventa Klose. C’è Ranocchia in marcatura? Nessun problema: la girata è di quelle che fanno male, che stordiscono. Al difensore viene preso il tempo e Handanovic subisce un flash, neppure il tempo di accorgersi e il pallone è già in fondo al sacco. 

 

REMAKE – La gioia è sempre nuova, ma alla memoria è subito tornato alla mente un episodio curioso. Miro evidentemente deve accendersi quando vede casacche nerazzurre. Già lo scorso anno infatti, era il 15 dicembre, la scena si era ripetuta. La zona di campo era diversa (la scorsa stagione fu sotto la Curva Nord, ieri sotto la Sud), ma il copione e le vittime involontarie non variano. L’anno scorso fu una verticalizzazione da urlo di Mauri, ieri il suggerimento è stato di Candreva. Ma il terminale non cambia, sempre Klose, senza pietà su Ranocchia. La prima volta in scivolata, questa in mezza rovesciata. Chirurgico. Anestetico. Nella misura in cui la squadra avversaria, sempre l’Inter in questo caso, non riesce più a trovare la forza per reagire, mentre la Lazio si gode l’abbraccio di un Olimpico che per la prima volta nel corso di questo campionato, prova a pensare che il peggio sia passato.

RE MIRO – Se la doppietta di Livorno aveva ribadito quanto le vittorie della Lazio passassero per i piedi di Klose, la rete contro l’Inter ridona un campione che al di là del gol si era messo a servizio della squadra per novanta minuti. Recuperi fino al limite dell’area per dare una mano in fase difensiva, sprone continuo per i compagni. La testa del bomber è già al Mondiale e agli impegni con la Germania? Ben vengano tali distrazioni se i risultati sono questi.

CHE NUMERI! – Non fosse stato per il maledettissimo gol contro la Juventus (che tuttavia gli ha permesso di sfatare il suo personale tabù contro Buffon) resta confermata la regola Re Miro somiglia molta da vicino a Re Mida: ciò che tocca (in questo caso con i piedi, segnando) trasforma in oro. Ogni volta che il tedesco trova la rete, la Lazio vince o, nella peggiore delle ipotesi, pareggia. Da quando è sbarcato a Roma, estate 2011, il suo score è stato da urlo. Quando ha segnato, la Lazio ha vinto. Eccezion fatta per la gara ricordata contro la Juve (seconda giornata di questo campionato) le sue reti hanno sempre prodotto vittorie. E solo in tre casi pareggi: con Milan, Catania e Udinese, stagione 2011-2012. Kaiser Miro!

Corriere dello Sport

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