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ESCLUSIVA – Lazio, noi non siamo il Leicester

ESCLUSIVA – Lazio, noi non siamo il Leicester

Gli infortuni sono nati dall’utilizzo immediato del pallone. Lotito ha influito col taglio degli stipendi ad abbassare la motivazione. Per Immobile il record di gol è diventata un’ossessione

di redazionecittaceleste

Di Stefano Benedetti

 

ROMA – Mai più un simile crollo, mai più una rosa così corta con la Champions e la voglia di tornare ancora a lottare per lo scudetto. Ieri la Lazio ha affrontato la Juve con un numero d’infortunati (8) record. Sicuramente la preparazione sbagliata ha inciso, ieri Tare ha svelato il motivo: «Le prime 4 settimane dopo il lockdown sono state impressionanti, eravamo molto felici della squadra. Quando abbiamo iniziato ad allenarci in gruppo sono successe cose che non ci aspettavamo». Secondo le nostre indiscrezioni, in particolare i problemi sono iniziati quando le prove si sono spostate dal campo ridotto a quello intero. Lì sono arrivati tutti gli infortuni, uno dietro l’altro. Si farà un punto sia con lo staff tecnico che sanitario a fine campionato. Si sarebbe dovuto iniziare con la palestra e non con il pallone, secondo qualcuno. Parolo ha portato il nuovo nutrizionista Fabbri, approvato da Inzaghi e Tare, ma i suoi metodi hanno irritato qualche medico, per l’assenza nella nuova dieta di carboidrati necessari per avere più forze in campo. Lotito ha convocato lui e Pulcini a Villa San Sebastiano per avere un confronto, l’impressione è che qualche testa (anche fra i fisioterapisti) salterà ad agosto.

NODO STIPENDI
Ciò nonostante la Lazio ieri ha dimostrato che in realtà sa ancora correre (5 chilometri percorsi più della Juve, meglio negli anticipi, sopratutto nel primo tempo) e, nonostante l’emergenza, lottare in campo. Quindi qualcosa non va nemmeno nel “cervello”. Inutile nascondere che lo spogliatoio sia rimasto scocciato dal taglio degli stipendi di Lotito, che durante il lockdown aveva promesso il contrario. In particolare gli stranieri infastiditi dall’atteggiamento, visto che – a differenza di altri colleghi – avevano rispettato il diktat di rimanere in Italia in attesa dalla ripresa del campionato. Qualche giorno fa il presidente si è affrettato a pagare febbraio e maggio, proprio per poter togliere qualunque alibi al gruppo, ma è chiaro che è il discorso stipendi abbia influito in negativo. Per carità, tutta la serie A ha operato decurtazioni per fronteggiare il buco economico, ma forse Lotito avrebbe fatto bene ad aspettare ancora per lasciare alte le motivazioni di una Lazio in lotta per il tricolore 20 anni dopo.

LEADER INVOLUTO
Cos’erano d’altronde un paio di mensilità (aprile comunque recuperato nel prossimo bilancio) di fronte all’importanza di un traguardo così storico in ballo? I senatori Lulic, Parolo e Immobile, nonostante qualche mugugno del resto dello spogliatoio (pure sul prossimo ritiro del 23 agosto, con appena due settimane di riposo), avevano trovato l’accordo sul taglio degli ingaggi con Lotito. Eppure anche Ciro nelle ultime settimane ha cominciato a esternare qualche fastidio. Non per il “marzo” perso, ma magari per un ingaggio che vuole vedere di nuovo (a 4 milioni) ritoccato. Inoltre Immobile dice pubblicamente di non essere ossessionato dalla scarpa d’oro, ma da Formello assicurano sia questa la spiegazione lampante del suo crollo emotivo. La Lazio deve crescere in personalità a livello collettivo per lottare di nuovo e meglio per lo scudetto il prossimo anno.

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