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Indagine Procura Figc, Gentile: “Si è parlato solo di Bruges e Zenit e del protocollo”

Queste le parole dell’avvocato biancoceleste dopo l’incontro, che assicura di aver portato le pec mandate all’Asl

di redazionecittaceleste

ROMA – E’ durata un paio d’ore l’audizione dei due medici della Lazio, Ivo Pulcini e Fabio Rodia, ascoltati dai due sostituti procuratori federali Giorgio Ricciardi e Luca Scarpa, alla presenza dell’avvocato dei biancocelesti Gian Michele Gentile e con il procuratore federale Giuseppe Chinè collegato in remoto. Un colloquio, già slittato due volte per motivi di salute del dottor Pulcini, con al centro la questione relativa al rispetto del protocollo Covid da parte del club biancoceleste a seguito di alcune presunte positività al coronavirus di giocatori agli ordini di Simone Inzaghi nelle ultime due settimane.

“E’ stato un colloquio illustrativo da parte dei due medici su quella che è stata la gestione della vicenda della Lazio. Abbiamo documentato tutto quello che c’era da documentare, anche perché avevamo sentito parlare di problemi di comunicazioni con le Asl e tutto è stato chiarito”, ha specificato all’ANSA il legale biancoceleste Gentile. “Rodia si è occupato di tutta la gestione dei tamponi, Pulcini dei rapporti con la Asl sugli adempimenti amministrativi. Hanno dato una spiegazione, rispondendo a tutte le osservazioni e ai chiarimenti. Documenti e dati oggettivi alla mano”, ha proseguito l’avvocato della Lazio. Il caos attorno ai tamponi è nato dopo la partita di Champions League contro il Bruges del 28 ottobre, ed è salito alla ribalta dopo la vittoria dei biancocelesti a Torino. In quella gara, a segno andò anche Ciro Immobile, pochi giorni dopo lo stop imposto al bomber azzurro dal SynLab della Uefa per una positività al gene ‘N’ al tampone effettuato prima della trasferta europea.

Cosa che poi si è ripetuta prima della trasferta di San Pietroburgo della settimana successiva: “Ma il Torino non è stato nemmeno nominato. Si è parlato solo di Bruges e Zenit”, dice sicuro Gentile, osservando che “non c’è chiarezza scientifica per quanto riguarda i tamponi, non c’è chiarezza sui risultati dei tamponi e i tamponi cambiano secondo il modo in cui vengono eseguiti”.

“Il protocollo Figc? Non entro nel merito del medico. Qui abbiamo un medico che ha detto una cosa e un altro che ne ha detta un’altra”, prosegue il legale riferendosi alla discordanza tra esiti dei tamponi tra il SynLab della Uefa e il Campus Biomedico di Roma, e i tamponi eseguiti dal laboratorio di Avellino ‘Futura Diagnostica’ al centro delle indagini penali svolte dalla Procura di Avellino. La stessa che oggi ha disposto anche l’acquisizione delle controanalisi dei sette tamponi eseguiti su calciatori e staff della Lazio riprocessati dal laboratorio Merigen di Napoli il 7 novembre alla vigilia della partita con la Juve. Il giorno dopo i controversi esiti dei test risultati tutti negativi ad Avellino, mentre per il Biocampus di Roma erano emerse le positività di Immobile, Strakosha e Leiva. Le nuove analisi effettuate a Napoli confermarono la negatività del test per Leiva e Strakosha rilevando invece una debole positività di Ciro Immobile.

Ora si attende di capire come intenderà procedere la procura federale, che potrebbe disporre il deferimento della Lazio per mancato rispetto del protocollo, archiviare, oppure attendere gli esiti dell’inchiesta di Avellino. Su quest’ultimo punto il legale della Lazio però ne è certo: “La premessa di Chinè oggi è stata: di quello che sta facendo Avellino non ci occupiamo. Non abbiamo competenza e mezzi. Parliamo solo sul rispetto del protocollo”.

Cittaceleste.it

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