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Lazio, Cana: “Orgoglioso del rapporto Italia-Albania. E sul 26 maggio…”

Lazio, Cana: “Orgoglioso del rapporto Italia-Albania. E sul 26 maggio…”

Ecco le parole dell’ex centrocampista della Lazio, Lorik Cana

di redazionecittaceleste
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ROMA – Uno dei centrocampisti passati per la Lazio durante l’era Lotito è stato Lorik Cana. L’ex calciatore ha parlato del rapporto ItaliaAlbania e anche della finale del 26 maggio 2013 in Coppa Italia contro la Roma. Ecco come si è espresso a Tmw Radio: “Come sto vivendo questo momento? Ci siamo trasferiti a Roma con la famiglia a settembre. La viviamo rispettando le regole, facendo il nostro dovere. Abbiamo anche due bambini a casa e cerchiamo di fargli pesare il meno possibile la situazione”.

E il resto della famiglia?
“Siamo una comunità molto diffusa, ho parenti un po’ in tutto il mondo. Provo a tenere contatti con tutti. In Italia qui siamo stati i primi a preoccuparci. Quando sei all’estero, vedi numeri spaventosi e tutti volevano sapere. L’Italia è servita per capire cosa può fare questo virus e tutti gli altri si sono adattati. Non ho visto però tanta organizzazione tra i Paesi dell’Unione.

Sei orgoglioso degli aiuti che stanno arrivando dall’Albania in Italia?
“Certamente. Ho ricevuto centinaia di chiamate e messaggi di affetto di amici italiani. Provo a dire alla gente, essendo un ex calciatore, di ricordare i legami tra tutte le nazioni. Tra Italia e Albania però ci sono radici profonde nel rapporto. Non siamo in Italia solo da trent’anni. Dopo gli Anni Novanta l’Italia è diventata la nostra seconda casa, in un periodo complicato per il nostro Paese. E’ una battaglia difficile, ma questo aiuto andava fatto, solo per dimostrare l’affetto e il riconoscimento per l’Italia”.

Si può pensare a riprendere a giocare a calcio?
“E’ molto complicato. Forse dopo Pasqua si potrà riaprire qualcosa, ma si guarda giorno per giorno. Si potrebbe portare a termine la stagione a porte chiuse. Io sono per provare a chiuderlo questo campionato, se c’è un minimo di sicurezza per poterlo fare, anche in estate. Ma è difficile parlare di calcio quando ci sono migliaia di persone che sono contagiate. Il calcio è per la gente, se loro pensano solo a curarsi e ad assistere i propri cari è inutile pensare al calcio”.

C’è un giocatore che ricordi con grande affetto?
“Ho esordito a 19 anni al Psg e avevo giocatori come Ronaldinho, Pochettino, Heinze, Anelka. Ronaldinho era speciale, ma anche Okocha era impressionante”.

E dell’esperienza italiana?
“La finale di Coppa Italia del 26 maggio contro la Roma. Un derby in finale di Coppa, abbiamo capito tutti quanto fosse importante per i tifosi”.

Cosa c’è nel tuo futuro?
“Ho creato una fondazione per promuovere lo sport in Albania e in Kosovo, sono coinvolti mille bambini ora. E spero di diventare un dirigente nel mondo del calcio, più che allenare”.

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