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Lazio, da Nesta a Di Canio: lo speciale di Sky per i 120 anni

Lazio, da Nesta a Di Canio: lo speciale di Sky per i 120 anni

Sky Sport ha realizzato in occasione dei 120 anni della Lazio uno speciale con all’interno le dichiarazioni di svariate figure legate al mondo biancoceleste

di redazionecittaceleste

ROMA – Sky Sport ha realizzato in occasione dei 120 anni della Lazio uno speciale andato in onda ieri e curato da Valerio Spina. All’interno sono intervenute svariate figure legate al mondo biancoceleste: da Nesta a Di Canio passando per Oddi e Giordano. Queste le dichiarazioni dei protagonisti:

Giancarlo Oddi: “La nostra fortuna è quella di aver avuto un allenatore che capiva tutti (Maestrelli ndr). Era un secondo padre per tutti. Eravamo una squadra particolare fatta di ragazzi. Non tutti avevano un passato calcistico importante”.

Pino Wilson: “Nel 71-72 eravamo in Serie B, aver vinto quel campionato sembrava già un’impresa. Attraverso l’operato di Sbardella e Maestrelli siamo arrivati ad uno scudetto irripetibile nella storia. Eravamo una squadra di sconosciuti. Maestrelli ne è stato l’artefice. A distanza di 50 anni abbiamo capito di aver fatto qualcosa di veramente importante”.

Giordano: “Erano rimasti il 9 e il 10 sul tavolo. D’Amico prese la 10, io inconsciamente presi il 9 di Chinaglia. Dopo un minuto feci gol a Firenze, ci ho preso gusto e poi l’ho portata per tutta la carriera. Giorgio ha cambiato la mentalità di questa squadra, il giocatore più importante della storia della Lazio. Il derby lo vivevo molto da tifoso. Spero di aver fatto almeno un piccolo granello della storia di questa squadra. La domenica di Paparelli è stata surreale. Pensavamo a dei feriti, poi abbiamo capito che c’era stato un morto. L’abbiamo giocata per stemperare gli animi. C’era un tacito accordo di far finire la partita in parità”.

Fabio Poli: “Abbiamo accettato di rimanere e abbiamo fatto un miracolo. Era difficile rimanere così. Le vittorie valevano soltanto due punti. Per fortuna Giuliano Fiorini ci ha dato la possibilità di andare agli spareggi e salvarci. Tutti insieme abbiamo fatto una grande impresa”.

Luca Marchegiani: “Arrivai a Roma nel ’93 quando la Lazio era davvero in costruzione. Iniziavano ad arrivare giocatori importanti. Gascoigne? Un giocatore straordinario. Poteva vincere le partite da solo, ma non sapevi mai quello che poteva fare in campo. C’erano gare che era imprendibile e altre che non usciva proprio dagli spogliatoi. Il punto più alto della Lazio è stata la vittoria della Supercoppa Europea. Il Manchester era una squadra imbattibile. Ricordo che feci una grande parata su Scholes, incise sul risultato. Da quel momento la Lazio è diventata la Lazio che è adesso: una squadra considerata e rispettata a livello internazionale. Lo Scudetto è stata un’esperienza fantastica. I sacrifici di un anno hanno portato a un risultato storico, anche l’atmosfera era surreale”.

Alessandro Nesta: “Se l’era Cragnotti fosse durata di più, avremmo potuto vincere la Coppa Campioni. Il gol al Milan è stato bellissimo per me. È stata una delle serate più belle della mia carriera. Vincere un trofeo dopo tanti anni è stato importante. L’ultimo anno alla Lazio fu difficilissimo. Anche a livello economico, avevamo stipendi indietro per 7/8 mesi, e non soltanto noi, ma anche i magazzinieri”.

Paolo Di Canio: “Segnai quel gol che ci permise di vincere contro la Roma. Il primo anno dal mio ritorno invece, siglai l’1-0 di una partita finita 3-1. Per me arrivato così ‘vecchio’ aveva un significato moltiplicato per 1000. Eravamo straordinariamente diversi dagli altri. Anche in famiglia era così, i miei fratelli erano romanisti, io laziale. Ci sentivamo ancora più forti essendo in minoranza. Io ero orgoglioso di andare in trasferta e vedere Reggiana-Lazio. Cantavo al Quarticciolo i cori della Lazio con orgoglio, e la gente mi prendeva per matto. Al mio ritorno ho trovato 6mila persone a Formello, è stato bellissimo. Piansi per alcune notti”.

Beppe Signori: “Il derby contava molto di più. All’epoca non andavamo in Europa, era difficile. Quindi vincerlo era un traguardo importante. Il mio gol più bello in un Lazio- Inter dove sono partito da centrocampo, ho dribblato tutti e poi sono riuscito a segnare. Io credo che per un giocatore non ci sia niente di più importante di vedere 5mila persone che sono lì per te per non farti andare via. Perché ti considerano fondamentale. Il minimo che potevo fare era quello di rimanere e prolungare il contratto. A Roma la gente si ricorda, mi chiedono foto, mi fanno complimenti, non c’è cosa più bella. La Lazialità ce l’hai dentro”.

Roberto Mancini: “Giocare di tacco per me era come giocare di piatto. Mi veniva naturale. Ne feci fare molti anche agli altri. Cragnotti fu convincente con me. Come allenatore il fatto che arrivasse Eriksson che avevo alla Samp per me è stato fondamentale. Lui era diventato un po’ italiano. Era una persona per bene, vera e sincera, con il quale i grandi campioni vanno d’accordo. Lui ci riuscì benissimo a integrarli tutti insieme e a far diventare la Lazio una delle migliori squadre europee. Quando abbiamo vinto la Coppa delle Coppe a Birmingham fu una vittoria incredibile. Lo Scudetto è stato come un film, abbiamo dovuto aspettare tanto tempo negli spogliatoi. Fu una cosa diversa”.

Claudio Lotito: “120 anni di storia di questo club sono tanti. Tante persone hanno fatto si che esistesse e continuasse ad esistere la Lazio”.

Senad Lulic: “Abbiamo scritto la storia. Più gli anni passano e più diventi tifoso e laziale. Dopo 9 anni è normale. Vivi questo mondo che è unico”.

Simone Inzaghi: “Essere laziali è un sentimento forte che si tramanda di padre in figlio. Quando incominciai negli allievi regionali era il 2010, tutte le volte che passavo davanti all’Olimpico a Gaia gli dicevo che ero sicuro che un giorno sarei diventato l’allenatore della Lazio e che avrei allenato in questo stadio. Lei rideva, ma in fondo ci credeva e sperava”.

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