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Lazio, Immobile: “Ormai sono laziale. Mister Inzaghi il migliore”

redazionecittaceleste

Ecco le parole del bomber della Lazio, Ciro Immobile, in una diretta Instagram con Damiano "Er Faina"

ROMA - Ancora protagonista di una diretta Instagram Ciro Immobile. Stavolta il bomber della Lazio è stato ospite di Damiano "Er Faina" famoso personaggio social e noto tifoso biancoceleste. Ecco come si è espresso l'attaccante della squadra di Inzaghi.

Come stai?

"Tutto bene. Ho finito ora di allenarmi. Mi sono tagliato la barba per prendere il sole ma non ho tempo, troppi figli. Mo mi sono messo pure a fare il buttafuori (ride, ndr)".

Ti manca il calcio?

"Mi manca tantissimo, a tutti. Era pure una fonte di distrazione per tutti".

Da dove sei partito?

Io parto da Sorrento, con giovanissimi e allievi. Poi siccome all'epoca il Sorrento salì in Serie C, gli allievi potevano giocare i nazionali. Avevo 15 anni, e in quell'anno avevamo fatto benissimo, e alle fasi finali mi avevano notato Juventus, Inter e Messima. Dopo quella stagione sono andato ai bianconeri. Ciro Ferrara era il responsabile del settore giovanile. All'inizio pensavo fosse uno scherzo che mi volesse la Juventus. Mi chiamò mio padre mentre stavo al mare. Mi disse 'Dobbiamo andare a Torino', e i miei non avevano mai preso neanche l'aereo. È stato veramente emozionante"

L'ambientamento alla Juve

"L'ambientamento è stato difficile perché si andava veloci e dovevi tenere il passo. Il primo anno ho fatto fatica, ma gli altri due anni sono andato bene".

Subito dopo...

"Subito dopo vado a Siena. Lì ho sofferto il salto di categoria. Avevamo una squadra fortissima con mister Conte, ma il resto della stagione al Grosseto l'esperienza di Siena mi è servita molto Poi si è visto l'anno dopo col Pescara".

Quando le cose non vanno bene cosa pensi?

"Il calciatore si basa molto sulla testa. Quando le cose non vanno come tu vuoi, è proprio lì che capisci se puoi fare il calciatore. Mai pensare di non essere all'altezza, altrimenti non ti troveresti dove sei. 'Mi sono sempre detto andrà meglio stringi i denti', ed è andata bene".

Pescara...

"Eravamo un mix tra giovani e vecchi fantastico. Chiaro che il gruppo era forte, altrimenti non vinci. All'inizio ci davano per spacciati. Nessuno conosceva bene me, Insigne e il resto dei compagni. Mister Zeman era in rilancio e aveva bisogno di dimostrare. Tutto ciò ci ha dato una spinta in più. Zeman è stato bravo a tenerci sempre uniti e compatti. Ci ha dato tutto quello di cui avevamo bisogno a livello tattico e fisico. Gli arbitri ci dicevano 'Non si capisce niente in campo quando giocate voi perché andate a duemila' (rid, ndr)".

Dopo Pescara...

"Dopo la vittoria del campionato all'epoca conoscendo bene il calcio, nonostante fossi giovane, ho pensato che era il massimo che potessi fare in Serie B, ma era un punto di partenza per la Serie A".

Sulla finale con l'Under 21...

"In semifinale incontrammo una grande Olanda, vincemmo in extremis. In finale la Spagna era veramente forte e abbiamo perso. Io segnai in pallonetto a De Gea. Ci mancò un po' di esperienza, ma siamo usciti dal campo consapevoli di aver dato tutto col pensiero di lavorare per migliorare e crescere per batterli nel futuro. Anche lì avevamo un gruppo bellissimo".

Sul Genoa...

"All'inizio ero partito bene. Ho segnato molto nel girone di andata. Poi ci sono state un po' di diffcoltà Alla fine per fortuna ci siamo salvati. Mi è servita molto quell'esperienza".

Poi la consacrazione al Torino...

"A Torino è stata un'annata bellissima, abbiamo fatto delle cose incredibili. Quell'anno ho iniziato a segnare dalla settima giornata contro la Samp e non mi sono più fermato. Vincere la classifica cannonieri a 22 anni alla seconda stagione di A è stato fantastico. Giocavamo bene, ci divertivamo, abbiamo raggiunto l'Europa League. Lì ho capito che potevo fare bene in Serie A. Per com'è andata quell'anno senza Cerci non credo che avrei segnato tutti quei gol. Eravamo una coppia perfetta. Tutte le azioni passavano da noi, la squadra ci assisteva alla grande"

Su Torino-Genoa...

"Gol mio all'88' e suo al 92'. Segno io lui mi fa 'Piglia la palla piglia la palla' nonostante fosse praticamente finita. Centrata, il pazzo prende palla si scarta tutti fa un eurogol e si toglie la maglia. Peccato che fosse diffidato (ride,ndr)".

Scherzosamente su Perin...

"Una volta momenti mi para un rigore in Padova-Pescara e me lo ricorda sempre...peccato che finì 6-0 per noi (ride, ndr)".

Sugli amici...

"Ci sono degli amici che in campo rispetti sembre anche se sono avversari".

Su Dortmund...

"Avevo due proposte, ad aprile il Dortmund e a maggio l'Atletico Madrid. A me piavano entrambe, ma alla fine avevo già dato la parola al Dortmund anche se non era stato messo per scritto. Ho ringraziato l'Atletico, e ho virato verso la Germania dove mi ha allenato Klopp. Al Dortmund non è andata male. Ho fatto 10 gol alla fine in una squadra nuova da straniero. Ovvio che per risalire la china, visto che ci siamo ritrovati a lottare per la salvezza, il mister si è affidato agli stranieri, mettendo i giovani e quindi me da parte. Mi trovavo bene con la squadra, ma in ottica gruppo sono mancati i risultati per unirci maggiormente".

Su Siviglia...

"Lì invece è andata veramente male perché non mi sono trovato bene con l'allenatore. Sono andato lì perché faceva la Champions e avevo bisogno di rilanciarmi e in Italia non avevo nulla. Diciamo che il gruppo a Siviglia non era il massimo, ma non mi trovavo male. Da giugno a gennaio ho giocato veramente poco. Ho detto all'allenatore che volevo andare via. Poi il tecnico ha deciso di tenermi, mi mette dentro, segno due gol e poi mi esclude di nuovo".

Su Klopp...

"Fortissimo. Davvero un grande motivatore, intenditore di calcio. Mi piaceva tanto lavorare con lui, ci avessi lavorato nel momento migliore sarebbe stato diverso. Klopp è completo. Così come Inzaghi, per questo dico che il mister è un profilo europeo. Un pochino si assomigliano i due, soprattutto per la motivazione".

Il ritorno a Torino...

"Mi ha accolto un sacco di gente all'aeroporto. Avevo tanta motivazione volevo fare bene. Ho fatto cinque gol, ma mi sono fatto male. Ho cercato di recuperare al meglio perché in estate c'era l'Europeo. L'infortunio mi ha un po' penalizzato".

Poi arriva la Lazio...

"Quando mi ha chiamato la Lazio io ero pronto per partire in ritiro con il Siviglia. Mi chiama il mio procuratore dicendomi che era tutto pronto con la Lazio ed ero molto felice. Era una grande occasione, mi piaceva la squadra e il mister. Io arrivai dopo il casino di Bielsa. Già sapevo tutto quello che mi aspettava. Mi sono ritrovato con la squadra già fatta, sono arrivato tre settimane dopo insieme a Parolo e Biglia. Mi sono trovato subito bene alla Lazio. È come se il gruppo mi conoscesse da sempre. Non ho pensato al dopo Klose, ho voluto pensare al mio percorso e basta. Non è facile sostituire un mito come Klose, amatissimo dai tifosi. Loro si aspettavano tanto giustamente".

Il miglior partner il primo anno...

"Il primo anno il mio partner fondamentale è stato Felipe Anderson, stava a duemila, e anche Sergej, anche se non era al 100%, ma si vedeva che era forte".

Il miglior partner dell'era Lazio...

"Ogni anno mi sono trovato bene con qualcuno. Prima Felipe, poi Luis Alberto. Nel frattempo c'era sempre Milinkovic. Il primo anno Keita, anche se all'inizio non stava bene, ma nel girone di ritorno ha fatto benissimo. Due anni fa è uscito Luis Alberto che stava alla grande. L'anno scorso invece ti direi Caicedo che quando non stavo bene ci ha dato una grandissima mano. Lui è fantastico. Io penso che il mister è veramente in difficoltà con lui me e il Tucu.

Tu, il Tucu e Caicedo insieme?

"No non si può fare, ci snatureremmo. Mi trovo benissimo con tutti e due. Anche il Tucu è un giocatore fantastico".

Su Lazio-Atalanta...

"Il mister era furioso a fine primo tempo e aveva ragione. Eravamo scombussolati, venivamo dalla sosta e pensavamo ai fatti nostri. Lui conosce la sua squadra e vedendo che non eravamo noi si è incazzato tantissimo. Il rigore del 3-3? Madonna Gollini era alto 3 metri. Gli ho tirato una bella busta d'acqua (ride, ndr). Mamma mia che esultanza. Sarebbe stato un peccato sbagliare quel rigore e non rimontare la partita".

Sui derby...

"I primi derby li ho vissuti in maniera tranquilla. Dopo però ho capito bene la situazione ed è cresciuta la tensione. Mi ricordo quando sono arrivato mi parlavano subito del derby. Tutti vogliono vincere. Per fortuna qualche soddisfazione me la sono tolta".

La partita più bella con la Lazio...

"Ce ne stanno tante. Il derby del 3-1 dove non giocavo quello del 3-0, le partite con la Juve, con l'Atalanta, l'andata col Salisburgo. Ce ne stanno tante è difficile dirne una. Juve-Lazio del 2-1 per noi è stata incredibile. Pareggiarla all'ultimo sarebbe stato un peccato, invece ci ha pensato Thomas".

Il rapporto con Lotito...

"Il rapporto col presidente è ottimo, abbiamo rispetto e stima con tutti i dirigenti non solo con lui. Mi trovo benissimo".

Sul futuro della Lazio...

"La Lazio per me è destinata a rimanere lì negli anni. La Lazio è gestita bene, ha grandi tifosi. Nei momenti di difficoltà abbiamo sempre reagito bene. Siamo come una grande famiglia. Tutti i problemi che abbiamo avuto negli spogliatoi li abbiamo sempre risolti guardandoci in faccia".

Il gol più bello in carriera?

"Sono indeciso. A Cagliari forse. Proprio per il pensiero che ho avuto. Forse quello".

Il gol più facile spagliato?

"A parte il rigore del Napoli dove sono scivolato, mi ricordo uno errore contro la Dinamo Kiev sul 2-2 su assist di Milinkovic".

Il miglior mister...

"Inzaghi".

Cosa successe nell'occasione della discussione con lui quest'anno in Lazio-Parma?

"Il problema lì è stato il momento. Mi sono fatto prendere dal momento. Mi sentivo bene e dover uscire in quell'istante ho sbagliato a reagire così per tutti, per la gente e per il mister. Nelle partite dopo lui ha gestito tutto alla perfezione. Non c'era bisogno di fare pace per nulla perché ci conosciamo bene".

Pensi di chiudere la carriera con la Lazio?

"Ero molto vicino al Napoli anche prima della Lazio e devo dire che mi sarebbe piaciuto tanto perché è la squadra della mia città, non ho mai perso la speranza di giocare lì fino a prima della Lazio. Poi sono arrivato qui e non ci ho più pensato, non sarebbe stato corretto nei confronti dei tifosi biancocelesti. Qui sto veramente bene, penso già alla ripresa con questa maglia. Chiudere la carriera non lo so, magari a 35 anni la Lazio sarà talmente forte di prendere un altro attaccante. Fino a quando indosserò sta maglia darò il massimo. Io mi sento laziale. Voglio dire che mi danno dello juventino perché sono cresciuto lì, ma non è così. Mi avesse chiamato il Napoli insieme alla Lazio sarei andato lì".

Un personaggio che fa ridere nello spogliatoio...

"Bobby Adekanye. Ormai gli cantiamo sempre 'Che ce frega de Giroud non c'avemo Bobby gol'. Bobby è simpaticissimo parla un po' italiano, un po' spagnolo un po' olandese, veramente fantastico".

Sulla famiglia...

"Altri figli? Non credo, Jessica non ne vuole più. Abbiamo scelto di fare i figli giovani per goderceli di più, anche se io vorrei il quarto...Mattia calciatore? Non lo so, l'importante è che coltivino la propria passione. Di certo se vorrà fare il calciatore non gli metterò pressione. Ovvio che ne sarei felicissimo".

"Un saluto a tutti e forza Lazio".