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Lazio macchina da gol: non c’è solo Ciro

Lazio: i numeri di Immobile

Rimpolpato il secondo attacco del campionato ed ecco il record storico di punti e vittorie

redazionecittaceleste

ROMA - E' una macchina assassina: mira, spara e abbatte in rimonta pure il Brescia. La Lazio non molla e raddoppia ancora. Immobile è l'arma perfetta, ma tutti contribuiscono a lucidarla. Il capocannoniere (con 19 reti in 17 partite) s'invola e riscrive il curriculum (40 centri) del secondo attacco del nostro campionato dietro l'Atalanta. Ciro ha segnato da solo quanto il tridente Ronaldo-Higuain-Dybala. La sua media (un gol ogni 73') è da extraterrestre. Non potevano dunque che essere suoi il primo e il secondo timbro del nuovo decennio. Non solo. Così Immobile raggiunge pure Piola per numero (20) di doppiette in campionato: sono 8 quelle in trasferta contro le 4 dell'antenato bomber, che resta avanti per marcature multiple (2+ gol segnati, 33 a 22) e al primo posto (159) della storia biancoceleste. Ciro s'avvicina però a piccoli passi al podio: con 107 reti è quinto, ad una sola lunghezza da Bruno Giordano. Si riprende invece subito la vetta della scarpa d'oro: dopo quattro gare di digiuno, agguantato Lewandovski (38 punti) di nuovo. E pensare che la punta di Torre Annunziata in settimana era stato colpito da una brutta influenza che lo aveva tenuto sino all'ultimo in dubbio.

GOL

Inzaghi non ci rinuncia nemmeno se Immobile è al dieci per cento, ma a Brescia c'ha messo ancora più coraggio: tutta l'artiglieria pesante in campo, Correa addirittura mezz'ala al posto di Luis Alberto. Per carità, l'esperimento poteva andare meglio, ma anche questo è un salto. Per la prima volta la Lazio vince così una gara senza uno dei 4 suoi tenori sul terreno. Il premio è il nono successo consecutivo che, nei numeri, non esalta solo Ciro, ma richiama più di un contributo. Nella medesima striscia positiva del 1998/99 Salas aveva garantito 8 centri, 6 Vieri, 5 Mihajlovic, 3 Stakovic e Mancini, 1 Lombardo. Adesso c'è un giocatore in più nel conteggio: Immobile (10), Correa (4), Caicedo (3), Milinkovic e Luis Alberto (2), Acerbi e Luiz Felipe (1), oltre l'autogol di Belotti, autore di un altro regalo alla Lazio contro la Roma in chiave Champions.

SCUDETTO

Sognare adesso non è più proibito. Perché la Lazio ha dalla propria parte pure il fato. A Brescia fatica ma ottiene il risultato. Immobile segna il dodicesimo gol nel quarto d'ora finale, più della metà (7) arrivati nel recupero. E' il segno che nessuno molla sino all'ultimo respiro. I biancocelesti ora possono agguantare le 13 gare di seguito con due gol del grande Torino. Qui siamo di fronte a qualcosa di divino, che stuzzica oltre ogni immaginazione l'appetito. Perché solo le grandi squadre riescono a trionfare anche quando un giorno sembra nato storto. La Lazio al Rigamonti dimostra la maturità e la compattezza di un esercito unito, la miscela perfetta d'esperienza e gioventù al proprio servizio, la voglia di coltivare sotto sotto un irresistibile desiderio: «Non ci fermiamo, alla fine vedremo». Il carrarmato Milinkovic è sfrontato, ma ermetico, nelle sue vene scorre il veleno di tutto il gruppo, All'infuori il petto senza scucire dalla bocca la parola scudetto, nonostante un cammino mostruoso, il migliore dal 1900: 39 punti e 12 successi dopo 17 giornate (il 5 febbraio c'è il recupero col Verona) sono un record storico. La quinta vittoria esterna consecutiva rappresenta invece oggi la striscia più lunga d'Europa davanti (4) ai campioni del Liverpool. Anche se gennaio sarà tutto all'Olimpico.

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