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Questa Lazio è il frutto di un progetto lungimirante

Questa Lazio è il frutto di un progetto lungimirante

Da quattro anni c’è sempre lo stesso allenatore e la stessa ossatura. In 4 anni sono stati sostituiti alla grande i pezzi pregiati

di redazionecittaceleste

ROMA – La continuità nel lavoro come valore aggiunto. La lungimiranza nelle scelte “home made”, talvolta impopolari, come marchio di fabbrica. La gestione da pater familias come segreto per una società vincente. Claudio Lotito si gode una Lazio da record. Non solo per i trofei alzati al cielo, ben sei dalla stagione 2008-2009 che ne fanno il club più titolato in Italia dopo la Juventus, ma anche per la sagace strategia adottata. La Lazio è l’unica squadra della Serie A ad aver mantenuto praticamente la stessa ossatura negli ultimi quattro anni. Era l’aprile del 2016 quando Simone Inzaghi approdava sulla panchina della prima squadra dopo l’esonero di Stefano Pioli.
HOME MADE
Doveva essere un “traghettatore” fino al termine del campionato, poi, complice il gran rifiuto di Bielsa nell’estate seguente, divenne il condottiero di quella stessa banda che oggi strappa consensi e non si pone limiti. Un progetto cresciuto anno dopo anno, improntato al rispetto del fair play finanziario. Dal 19 luglio 2004, giorno in cui Lotito divenne presidente, su 14 bilanci presentati dalla Lazio ben 10 sono risultati in attivo. Una gestione oculata e virtuosa, attenta a non fare mai il passo più lungo della gamba. Il fatturato che nel 2010 ammontava a 89 milioni di euro ha registrato un incremento del 37%, arrivando nel 2019 a 123 milioni di euro.

VITTORIE E CONTI
Numeri che testimoniano un consolidamento progressivo anche lontano dal terreno di gioco. Anche il monte ingaggi è cresciuto: negli ultimi tre anni è raddoppiato e attualmente ammonta a 72 milioni di euro. Nella speciale graduatoria italiana la Lazio è settima, dietro alla Juventus, prima con 294 milioni di euro di stipendi, Inter con 139 milioni, e via via le altre: Roma (125), Milan (115) e Napoli (103). Valori che non si traducono automaticamente sul campo e a volte sono in antitesi con le prestazioni dei giocatori. Nella classifica “reale” la Lazio è terza con una partita da recuperare ad appena sei punti dalla vetta. Un risultato difficile da pronosticare ad inizio anno. La società non si è privata dei suoi top player come Luis Alberto e Milinkovic, corteggiati da mezza Europa. In passato, poi, quando ha perso dei punti di riferimento come de Vrij, Biglia, Felipe Anderson e Klose, li ha rimpiazzati con pedine all’altezza se non più forti come Acerbi, Leiva, Correa e Immobile. Negli undici titolari la squadra appare difficilmente migliorabile nella sessione invernale del mercato. Discorso diverso per la panchina: Vavro, Berisha, Andrè Anderson e Adekanye finora non hanno convinto. L’obiettivo Champions League, prefissato in estate, è alla portata dei biancocelesti, ma sognare qualcosa in più è lecito, soprattutto con qualche innesto. «No ai voli pindarici» ripetono dalle parti di Formello, mentre altri sussurrano: «Questa è una Lazio che non ha paura».

Cittaceleste.it

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