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Con lui in porta l'Atalanta è Motta

Riccardo Focolari
Il giovane portiere biancoceleste è cresciuto nei campi di calcio del Piemonte, fino a diventare l'eroe della notte di Bergamo

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Una storia incredibile quella di Edoardo Motta, chiamato a diventare il titolare della Lazio dopo l'infortunio di Provedel e diventato eroe del popolo biancoceleste nella notte di Bergamo. Ma la sua storia parte dal Piemonte, precisamente a Biella, dove nasce il 13 gennaio 2005 e cresce tuffandosi sui campi di calcio. La sua prima squadra è l'ASD Soccer Spartera, prima di esser notato dalla Juventus all'età di 11 anni. Cinque stagioni sulle spalle con le giovanili della società bianconera, che però non crede nelle sue qualità e lo gira in prestito ad Alessandria, Monza e poi Reggiana. Ed è proprio in Emilia-Romagna che trova l'esordio tra i professionisti il 9 agosto 2024 nei sedicesimi di finale di Coppa Italia. Sì, proprio nella competizione che quasi due anni dopo lo iscriverà nella storia di questo sport.

Il 25 aprile 2025 fa il suo esordio anche in Serie B nella sfida salvezza contro il Cittadella (vinta per 2-1) e nella stagione successiva, dopo l'addio di Bardi, viene promosso a portiere titolare. Torna a fare il secondo soltanto sei mesi dopo, quando la Lazio lo preleva dai granata per poco più di 1 milione di euro dopo la partenza di Mandas. Ma il punto di svolta della sua carriera arriva proprio nella Capitale: Provedel deve fare i conti con un lungo stop e Sarri è costretto ad affidarsi al classe 2005. L'impatto con la Serie A è timido, con qualche intervento insicuro all'esordio contro il Sassuolo, ma gli basta poco per ambientarsi sui campi del massimo campionato italiano: nelle successive due gare mantiene la porta inviolata contro Milan e Bologna, con tanto di rigore parato ad Orsolini.

Testa sulle spalle

È facile che un giovane calciatore si perda dopo i primi ottimi risultati, ma Motta ha dimostrato fin da subito consapevolezza. Fin dalla prima intervista rilasciata non ha mai dato segno di superficialità. Al contrario, sempre umile e grato dell'opportunità che gli si è presentata. E proprio quella testa sulle spalle gli ha permesso di non buttarsi giù dopo i numerosi errori con i piedi nel corso dei primi 90' di Bergamo. Ad un minuto dalla fine dei tempi regolamentari è volato all'incrocio dei pali per smanacciare un colpo di testa di Scamacca e per tenere in vita la Lazio.

Ha portato la squadra di Sarri ai tiri di rigore e dal dischetto ha scritto un nuovo, clamoroso, capitolo della sua storia. Quattro rigori consecutivi respinti alla Dea e finale di Coppa Italia conquistata in una stagione "devastante". Non è ancora chiaro cosa succederà in futuro, se tornerà nel ruolo di secondo una volta che Provedel si sarà ripreso o se verrà promosso definitivamente a titolare, ma quel che è certo è che la Lazio ha in casa un talento dai guantoni d'oro. E non può farselo scappare.