Città Celeste Lazio News ESCLUSIVA | Renato Miele: "Così ho smascherato il mancato tesseramento di Malagò"

ESCLUSIVA | Renato Miele: "Così ho smascherato il mancato tesseramento di Malagò"

Alessandro Antei
Ai nostri microfoni, l'ex calciatore della Lazio Renato Miele ha spiegato come ha smascherato il mancato tesseramento FIGC di Malagò

In esclusiva ai nostri microfoni, l'ex calciatore della Lazio Renato Miele - oggi avvocato - ha spiegato come ha smascherato il mancato tesseramento FIGC di Malagò, scatenando il caos nella federcalcio. Di seguito le sue parole: "La storia nasce dalla mia voglia di fare giustizia. Soprattutto in un mondo dove i valori con i quali sono cresciuto non ci sono più.

Alla mia epoca bastava il sospetto per essere qualificati. Un esempio lampante è Paolo Rossi, che prese tre anni. Oggi è cambiato, lealtà e correttezza sono venuti man mano sempre meno: il calcio è divenuto un centro economico-politico. A fronte di questa delusione, dal momento in cui è caduto Gabriele Gravina, molte persone mi hanno spinto a candidarmi come nuovo presidente federale.

Mi sono presentato anticipatamente, per parlare con le componenti e raccogliere consenso ma, purtroppo, arrivati a maggio sono stato tagliato fuori. A quel punto ho provato a fare un ricorso contro la mia esclusione, essendo stata dettata da una norma anticostituzionale e ho iniziato a parlare con i giudici sportivi.

Durante questo periodo, ho notato che anche gli altri due candidati non avevano tutte le carte in regola per presentarsi, segnalandolo a chi di dovere. Tuttavia, proprio per questa mia segnalazione, mi hanno rigettato tutti i ricorsi. Purtroppo ciò che devo denunciare i miei avvocati difensori sono stati nominati proprio da Abete e Malagò, poiché la norma prevede questo.

Caricamento correlate...

Ho successivamente depositato dei documenti in cui c'era scritto che Giovanni Malagò non era tesserato, per cui la Procura Generale ha chiesto a quella Federale degli accertamenti. Ed è uscita finalmente la verità. Mi sono accorto di questo perché inizialmente mi hanno negato l'accesso agli atti. Da lì ho iniziato a capire che qualcosa non tornava.

Ho cercato di capire se il Circolo Canottieri Aniene (dove è iscritto Malagò ndr.) fosse affiliato alla FIGC, ma non lo era. Dal punto di vista professionale non ho avuto nessuno dietro, come potrebbe pensare qualcuno. Ho usato strumenti legittimi e legali e non nego di essere soddisfatto dall'annullamento delle elezioni. Vuol dire che ho fatto bene il mio lavoro da legale.

Adesso ho solamente bisogno di aspettare delle nuove elezioni, non serve nessun ricorso. Dal punto di vista professionale, dopo 40 anni di avvocatura, è uno dei miei più grandi risultati: ho raggiunto il mio obiettivo. Dietro a questa vicenda la politica non c'è, ma c'è una lotta tra poteri interni tra CONI e Federazioni. Tra di loro qualche accordo arriverà.

Malagò ha violato una norma costituzionale, l'articolo 15 di un decreto legislativo del 2021 sulla riforma dello Sport: il tesseramento è obbligatorio. Inconsapevolmente o meno. Se si arriva al commissariamento vuol dire che la violazione è tangibile. Praticamente è come far giocare un calciatore senza tesseramento.

Tra i requisiti da presentare, oltre all'accredito, il documento programmatico e il tesseramento, bisogna depositare anche la dichiarazione sostitutiva di atto notorio dicendo di non avere carichi pendenti o condanne penali. Da questo punto di vista, Malagò non ha presentato nessuna delle ultime due documentazioni.

Io non ho subito alcuna pressione. Chi mi conosce bene sa che sono un professionista, non dipendo da nessuno. Nessuno è mai venuto a dirmi qualcosa ma una cosa la so: i giornali hanno forte attrazione per l'attuale commissario. Se avessi avuto scheletri nell'armadio, tra presente e futuro, lo avrebbero tirato fuori i giornalisti. Proprio come hanno fatto con il figlio di Buonfiglio (presidente della Kings League, lega di calcio a 8). La vicenda, secondo me, non è finita qui."

Caricamento raccomandazioni...