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Lazio, il manifesto Sarri: la fase difensiva come chiave per quella offensiva

redazionecittaceleste

Numeri e gioco: tutto dimostra come la lettura data in questi anni dell'attuale mister biancoceleste abbia peccato di una grave disattenzione

A tutto campo. Così la Lazio di Sarri, poco interessata a inseguire l’uomo e maggiormente dedita a coprire la palla. In fase di non possesso il direttore d’orchestra Sarri dirige a meraviglia come in un blocco unico l’intero undici biancoceleste in campo. Tutta la squadra si muove all’unisono verso il pallone, un blocco unico fatto di distanze, tempi e massima dedizione alla copertura del pallone per evitare di scoprire la difesa. Il lavoro degli ultimi quindici mesi è sotto gli occhi di tutti. E gli acquisti finalmente funzionali hanno fatto il resto.

In undici partite di campionato sono solo cinque i gol subiti dai biancocelesti. Sette partite senza incassare reti, sei di fila per Provedel che, recuperi esclusi, ha portato la sua imbattibilità a 569 minuti. Quarto posto di sempre nella storia della Lazio, con il terzo distante appena 13 minuti. E secondo posto contando solo la Serie A già ampiamente blindato. Ma al di là dei numeri del miglior reparto difensivo d’Italia stando alle statistiche, è un altro il dato che sorprende. Ossia come uno degli allenatori da sempre maggiormente considerati interessati soltanto alla fase offensiva si stia rivelando un vero e proprio maestro di quella difensiva.

L’affermazione non deve sorprendere. I tanti gol che arrivano sono una diretta conseguenza del lavoro difensivo. Riconquistare il pallone alto, aggredire subito. Ma c’è un sottile equilibrio a rendere tutto possibile. Esattamente quello che per diverse ragioni mancava lo scorso anno e che ora invece c’è. È un lavoro meticoloso, scientifico se possibile. E non sarà allora un caso se per esempio i giocatori offensivi siano i primi a impegnarsi alle coperture, nei recuperi e nelle diagonali. In questo senso, è commovente la partita di Felipe Anderson contro l’Atalanta. Un manifesto del calciatore, ma anche dello stesso gioco di Sarri. Quel gioco che ora permette alla Lazio di sognare.