Lazio, con Sarri non sarà addio: "Ma il club decida se un ciclo è finito"
Dai mancati risultati alla contestazione della Curva Nord. Non è la sconfitta contro l'Inter ad aizzare i fischi dell'Olimpico verso una Lazio deludente ma il percorso da inizio stagione. Tutto è riconducibile alla scorsa estate: Sarri sapeva che la 'vecchia guardia' aveva fatto un miracolo con la qualificazione in Champions. Temeva una crisi di appagamento e pretendeva dei rinforzi pronti all'uso. Milik, Zielinski, Berardi, Frattesi e Ricci, profili che si rivolgevano in quella direzione.
Poi il messaggio alla squadra in estate, una sorta di riconoscenza per quanto fatto dal gruppo nella scorsa annata: “Resto per voi”. Ma a distanza di pochi mesi i risultati di questa stagione mettono tutti sulla graticola. Lotito scongiura il licenziamento di Sarri, anche per i 10 milioni lordi che deve riconoscergli fino al 2025. E nonostante la contestazione della Nord, Sarri non fa passi indietro. Si andrà avanti almeno fino a giugno, quando ci sarà da capire che direzione vorrà prendere la Lazio. Il tecnico è stato chiaro dopo il ko contro i nerazzurri: “La società deve decidere se andare a caccia di un posto in Europa oppure aprire un nuovo ciclo con ragazzi più giovani. Un'idea, quest'ultima, che mi piace e non sarà quindi una variabile che mi porterà ad una decisione sul futuro”.
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