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Lazio News: La vera debacle è il deserto dello Stadio Olimpico

ROME, ITALY - MARCH 18:  A general view of the Stadio Olimpico 'Curva Nord' empty as SS Lazio fans protest against VAR 'video assistants referee' during the serie A match between SS Lazio and Bologna FC at Stadio Olimpico on March 18, 2018 in Rome, Italy.  (Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Il dato sugli spettatori è allarmante: il caro biglietti e l'abolizione della campagna abbonamenti stanno desertificando lo stadio

redazionecittaceleste

Una serata da dimenticare. No, il riferimento non abbraccia la partita, o il risultato finale. E neppure il tempo: inclemente, burrascoso, infausto. Niente di tutto questo. La partita della Lazio con l’Udinese è una brutta fotografia impressa nella mente di ogni tifoso. Allo stadio, giovedì sera ce n’erano davvero pochi. L’orario, il turno infrasettimanale, le condizioni atmosferiche. Attenuanti generiche. Nel migliore dei casi arrivano a essere delle giustificazioni non richieste. Sono tutte motivazioni superficiali. Il vero motivo del deserto dell’Olimpico è nel trattamento dei tifosi, ovvero quella parte che le aziende calcio ritengono marginale, pur essendo il vero core business delle loro stesse attività.

Sei mila paganti per una partita di campionato - a memoria - è un riscontro che appartiene al secolo scorso. Bisogna tornare indietro almeno di quattro decenni per ritrovare quegli spalti così deserti. Allora era il bianco marmo dell’Olimpico, e qualche panca di legno verniciata di verde a fare da cornice alla partita. Oggi restano i seggiolini azzurri a testimoniare la decadenza del calcio, il declino del movimento, la discesa senza ritorno agli inferi. Hanno provato ad allontanare i tifosi dallo stadio, e alla fine ci sono riusciti. L’ultima operazione dei club è stata quella di non mettere in vendita gli abbonamenti. Con il contestuale aumento dei prezzi dei biglietti che oggi più che mai pesano in un bilancio familiare in tempi di covid.

C’era una volta il tifoso, al centro del progetto. Oggi è diventata una scomoda presenza all’interno degli impianti di calcio. Si preferisce il cliente, il tifoso occasionale, quello in grado di poter investire per andare allo stadio, lasciando al botteghino un quarto dello stipendio mensile di un comune operaio. E’ diventato un calcio d’élite, fatto di concertino prima della partita, e di intrattenimenti vari. Roba che al vero tifoso non interessa. Al tifoso vero interessa unicamente seguire la propria squadra, con la pioggia o con il sole, d’estate e d’inverno. Al tifoso interessa esserci. Dove, come, quando, non gli interessa. Ma oggi, esserci è diventato un costo insostenibile. E il botteghino interessa fino a un certo punto, rappresentando meno del 10% del fatturato dei club.

Il deserto dell’Olimpico riporta indietro di quarant’anni. Stagioni infauste che avevano allontanato gli spettatori dallo stadio, gli appassionati, fin anche qualche tifoso. Erano gli anni dell’omicidio Paparelli, quelli del calcio scommesse, quelli della Lazio in Serie B. Ma di Lazio-Varese ce ne sono stati pochi. Quel distacco durò poco più di niente. Ma dall’avvento del calcio moderno, la discesa è diventata ormai inarrestabile. Prima le pay-tv, che avrebbero dovuto abbattere i costi dei biglietti, poi tornelli, biglietti nominativi, documenti, green pass, orari improbabili, anticipi, posticipi, lunch match, trasferte vietate. L’ultima frontiera è quella economica. Oltre quella, non ci sarà più nulla: né clienti, né tifosi. A quel punto, sarà finito tutto. Non manca molto. Un decennio, o poco più.