Città Celeste Notizie Esclusiva ESCLUSIVA- Paparelli: "I fatti di Liverpool? Quelli sono bestie, non tifosi. La politica deve intervenire"
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ESCLUSIVA- Paparelli: "I fatti di Liverpool? Quelli sono bestie, non tifosi. La politica deve intervenire"

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Pubblicato il 26 aprile alle 12:34

di Simone Cesarei

ROMA- E' di ieri la notizia del tifoso inglese aggredito e pestato da un gruppo di ultrà romanisti, poco prima del fischio d'inizio di Liverpool-Roma. Il signore, 53 anni e una famiglia alle spalle, è in coma con gravi danni celebrali, e sta lottando in queste ore tra la vita e la morte. Un'altra follia avvenuta in nome di uno sport che dovrebbe regalare gioia e spensieratezza, ma che si fa ancora portatore di violenza e dolore. La nostra redazione ha contattato, per un'opinione sull'argomento, Gabriele Paparelli, figlio dell'indimenticato Vincenzo, tifoso laziale ucciso in un derby di tanti anni fa.

Cosa ne pensa di quanto successo a Liverpool? 

"Sono arrabbiato, non si parla più di Lazio o Roma, questi non sono tifosi ma bestie. E' incredibile come a distanza di tanti anni e con tutti i morti che il calcio si porta sulle spalle possano succedere ancora fatti del genere. Queste non sono persone, ma bestie che non hanno il minimo rispetto per la vita umana. Mi auguro con tutto il cuore che il tifoso si possa riprendere il prima possibile, non ho parole per descrivere la mia frustrazione".

Secondo lei c'è una maggiore attenzione per le azioni dei laziali rispetto a quelle dei romanisti, che negli ultimi cinque anni si sono resi protagonisti di episodi gravi rimasti impuniti?

"Questo è un dato di fatto, siamo andati in prima pagina per degli adesivi, un fatto sicuramente da condannare, ma quando si scherza con la vita è molto più grave. Anche se qui non si tratta di fare una distinzione tra laziali e romanisti. Purtroppo ci sono persone che non riescono a capire che il calcio è solamente un gioco". 

Con questo episodio secondo lei si è fatto un passo indietro riguardo la violenza negli stadi? Come sconfiggerla definitivamente?

"Sicuramente sì, siamo tornati negli anni ottanta. Non riesco a capire come possa succedere ancora una cosa del genere. Sono figuracce a livello europeo, che vanno oltre il calcio o il tifo. Sono quasi 40 anni che sto cercando di lottare contro questo fenomeno, di portare la mia esperienza personale per combattere la violenza negli stadi. Purtroppo c'è gente che non riesce a concepirlo più come uno sport. Io ho fatto spettacoli di teatro e incontri, ma sono parole buttate al vento con certe persone. L'unica speranza è continuare con gli interventi nelle scuole, per educare i giovani ai veri valori dello sport e alla vera essenza del calcio, un momento di gioia non di morte".

La politica dovrebbe porre la violenza negli stadi come questione prioritaria?

"Assolutamente si, c'è bisogno di un intervento politico e legislativo forte, come successo in Inghilterra per combattere il fenomeno Hooligans. Qui non si tratta di un problema calcistico, ma di un cancro sociale molto forte che va combattuto ed estirpato il prima possibile". 

La Lazio e una corsa Champions sempre più infuocata: ce la faranno i biancocelesti?

"Lo spirito e la voglia ci sono, i ragazzi sono leoni. Se giochiamo come sappiamo con arbitraggi corretti come quello di domenica, ce la faremo. Questa squadra scende in campo come undici laziali, e se nessun potere forte si mette in mezzo, riusciremo a conquistare la Champions League".

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