CDS - E a Barcellona già si mangiano le mani per Keita
(CDS) - BARCELLONA – Trentasette punti sui 39 disponibili nella Liga. Qualificazione centrata con due turni di anticipo in Champions League. Eppure i quotidiani blaugrana, dichiaratamente insoddisfatti dalla nuova rotta verso un calcio decisamente più verticale iniziata in coincidenza con l’approdo di Gerardo «Tata» Martino, continuano a dedicare un numero infinito di pagine ai tanti campioni che negli ultimi tempi hanno cambiato aria, mutando la struttura morfologica della squadra, sempre più esasperatamente agile e leggera. Nelle ultime ore, però, ha sorpreso più di un lettore un articolo comparso su «Sport» e dedicato a un Keita diverso da quello citato abitualmente.
L’ALTRO KEITA – Per una volta, infatti, non è stata chiamata in causa l’incolmabile lacuna in fatto di forza fisica, tecnica ed esperienza lasciata dal maliano Seydou, frettolosamente lasciato partire per la Cina per la mancata volontà di compensare con un ragionevole aumento dello stipendio il contingente mutamento del regime fiscale. Protagonista del nuovo attacco alla recente scarsa oculatezza in fatto di compravendita di giocatori è stato niente meno che il giovane laziale Baldé Diao. Non stanno passando inosservate, in Catalogna, le convincenti prestazioni del senegalese con passaporto spagnolo nelle fila della squadra di Petkovic e tanto meno il suo primo gol in Serie A. Proprio la sua facilità di vedere la porta, unita alla stazza, negli anni del proficuo apprendistato nella prolifica cantera blaugrana, gli aveva regalato l’interessata attenzione della coppia Guardiola-Vilanova, che se l’erano portati in tournée in Qatar, salvo spedirlo in punizione al Cornellà, dopo uno scherzo innocente a un malcapitato, giovane compagno di stanza.
RIMPIANTI – Ad alimentare i rimpianti dei tifosi catalani, la stessa caratteristica che aveva attratto lo sguardo di Pep e Tito: la forza d’urto e i chili in più rispetto agli altrettanto sguscianti Tello e Deulofeu, quest’ultimo mandato un anno a fare esperienza all’Everton. Non mancano, nel presente e nel prossimo futuro blaugrana, esterni offensivi di assoluto livello planetario, ma in una rosa in cui, portieri esclusi, solo Piqué, Busquets, Bartra e Song superano l’uno e ottanta, un elemento nella rosa con le caratteristiche e il marchio di fabbrica «Made in Barça» come Keita, avrebbe fatto comodo, molto comodo.
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