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CDS - Super Marchetti è blindatissimo

redazionecittaceleste
(CDS) - «Marchetti va al Milan», la voce gira da tempo, negli ultimi giorni s’è fatta sempre più insistente. «Marchetti resta» , la Lazio lo dice e lo urla, lo slogan è diventato una cantilena, un ritornello. Marchetti resta, non partirà certamente a gennaio. La porta è blindata, la storia…

(CDS) - «Marchetti va al Milan», la voce gira da tempo, negli ultimi giorni s’è fatta sempre più insistente. «Marchetti resta» , la Lazio lo dice e lo urla, lo slogan è diventato una cantilena, un ritornello. Marchetti resta, non partirà certamente a gennaio. La porta è blindata, la storia non cambia, la musica è la stessa. Marchetti è un portiere corteggiato, ambito, inseguito, ma Lotito se lo tiene stretto e lo valuta tra i 15 e i 20 milioni (le casse del Milan non sembrano così floride). Le voci si rincorrono da mesi, tornano d’attualità durante ogni pausa del campionato. Sirene inglesi, sirene milaniste, sirene spiegate: la società non le ascolta e ribadisce l’incedibilità del suo numero uno. Marchetti è il portiere della Lazio, rimarrà tale anche dopo la finestra invernale. Berisha spinge, cresce, dimostra di valere, ma dovrà aspettare prima di prendersi la porta. Il custode dei pali continuerà ad essere Marchetti. Il suo manager, Beppe Bozzo, ha spazzato via gli equivoci: «Non è arrivata nessuna offerta, Federico si trova molto bene a Roma e non ha intenzione di andare via» . Marchetti non si muoverà e se qualcuno vuole davvero lanciare l’assalto deve mettere mano al portafoglio, deve convincere Lotito a suon di soldi. Un’eventuale trattativa può essere progettata per giugno, non prima. Marchetti resta col contratto in scadenza nel 2016, c’è tempo per parlarne, ma sarà meglio non posticipare il caso. Federico è concentrato sul presente, compirà 31 anni a febbraio, l’idea di cimentarsi su grandi palcoscenici lo alletta. La Lazio, attualmente, non può garantirgli l’avventura in Champions, altri club sì. Ecco perché a giugno bisognerà tracciare un bilancio, bisognerà capire se il portiere vorrà proseguire l’esperienza laziale oppure no. In casa Lazio, in tema contratti, non è mai facile prevedere le evoluzioni, negli anni ogni trattativa ha subito scossoni, ha generato nervosismi.

GLI OBIETTIVI - Marchetti vive una stagione diversa rispetto alle ultime. I primi due anni laziali li ha trascorsi da protagonista, compiendo miracoli calcistici, sventando gol fatti, salvando il risultato. Quando la ruota gira male ne risentono tutti, anche il portiere. Non è incappato in errori, ma quando abitui tutti a interventi da supereroe è normale sperarli, attenderli: «La prestazione del portiere è molto legata a quella della squadra, quest’anno sia in Coppa che in campionato sono arrivate poche occasioni. Gli altri hanno creato poco, ma sono stati bravi a realizzare. Dobbiamo lavorare serenamente, guardando con ottimismo a ciò che c’è da fare. Il passato non si può cambiare» , disse il numero uno biancoceleste nella conferenza stampa che anticipò il match con l’Apollon Limassol. Non giocò quella partita, tecnico e società decisero di dare una chance a Berisha. Marchetti ritrovò il posto a Parma, fu bucato su calcio d’angolo, non pagò colpe personali. La convivenza con Berisha alla lunga non dovrà diventare un dualismo dannoso, negli anni Marchetti ha dimostrato doti straordinarie e un’ottima continuità di rendimento. Tutti possono dare di più, anche lui, lo sa bene, lo disse quando si trovò davanti ai microfoni: «Analizzando quanto accaduto, una cosa è sicura, serve un qualcosa in più. Parlare di gioco mi sembra riduttivo, creiamo tanto ma la palla non entra. Così è tutto più difficile. Guardo l’anno passato, forse subivamo qualcosa di più ma riuscivamo a metterci una pezza un po’ tutti. Ora non è così, abbiamo le qualità tecniche e morali per uscire fuori da questi momenti. Son convinto che ne usciremo» . Marchetti ha bisogno di grandi prestazioni per strappare un posto nell’Italia, per volare in Brasile e vivere il suo secondo Mondiale. E’ a rischio, potrebbe restare a casa. Il primo Mondiale, quello sudafricano, gli lasciò l’amaro in bocca.