CDS - Mihajlovic: «La Lazio? Mi emoziona la mia Samp»
(CDS) - A una festa biancoceleste, subito dopo la fine della giornata di serie A che precedeva la sosta per gli spareggi mondiali, aveva sussurrato agli amici: «Alla ripresa del campionato potrei allenare una delle mie due squadre del cuore. O la Sampdoria o la Lazio». Con qualche giorno di ritardo, Sinisa Mihajlovic ha mantenuto la promessa: la ruota gli ha concesso l’occasione Samp, anche se è stato faticoso mollare la Serbia. Quando ha detto ai giocatori che sarebbe andato via, è scoppiato a piangere. E tanti dei suoi ragazzi, che lo stimavano, hanno fatto altrettanto. Sentimenti, patriottismo, tensione, gratitudine, fate voi. L’amico Savo Milosevic, ex compagno di tante battaglie, da direttore delle giovanili ha provato a convincerlo a rimanere, a trattare con la federazione serba il rinnovo del contratto che sarebbe scaduto il 30 novembre, ma Mihajovic ormai aveva deciso: non ricevendo garanzie dal presidente Karadzic, si è lasciato sedurre dai ricordi e dalla prospettiva di un ritorno in Italia. Senza polemiche, arrivederci e grazie.
ORE FRENETICHE - Due giorni fa, a Gornji Milanovac per Serbia-Italia Under 21, indossava ancora il piumino della Serbia, per rispetto del protocollo da distacco. Oggi invece sarà a Bogliasco per firmare il contratto con la Sampdoria (fino a giugno con rinnovo automatico in caso di salvezza) e dirigerà il primo allenamento. Lo seguiranno a Genova il vice serbo Nenad Sakic, altro ex giocatore doriano, oltre al tattico Emilio Di Leo e al preparatore atletico Antonio Bovenzi. Ieri intanto si è imbarcato con il volo Alitalia delle 18.20 per Roma, dove abitano la moglie Arianna e i suoi cinque figli, per la prima e ultima notte da disoccupato. E’ stato facile incontrarlo, perché all’aeroporto di Belgrado ogni gate ha la sua sala d’attesa e i suoi controlli di sicurezza. IL
SALUTO - La stanza è piccola, l’incrocio è inevitabile. Mihajlovic è seduto da solo accanto a una finestra, senza che nessuno gli riservi attenzioni particolari. Immaginate un ct italiano il giorno dopo che lascia la Nazionale? Autografi, suppliche, foto, insulti. Ecco, in Serbia non funziona così. Il vip – e Sinisa qui è molto vip – nei suoi momenti privati è un uomo qualunque. E’ solo un signore di 44 anni in jeans, maglione viola a collo alto, giacca chiara, tre braccialetti ai polsi e il telefonino che non smette di squillare. Mihajlovic preferisce rimandare le interviste, visto che dovrà essere presentato a Genova, ma in fila per l’imbarco non ha potuto negare l’emozione di un nuovo debutto: «Per me è fantastico tornare a Marassi. E poi quando parte una nuova avventura hai sempre una sensazione speciale» . Senza contare che il primo impegno è contro la Lazio, la “sua” Lazio: «Eh, anche quello. La Lazio per me non è una squadra come le altre» . Evidentemente è nel suo destino di allenatore che subentra sfidare subito il suo passato: quando lo chiamò il Bologna cominciò contro la Roma, la prima squadra italiana.
CARICA - E’ convinto che riuscirà a ottenere l’obiettivo: evitare un’altra retrocessione alla Sampdoria, migliorando la media-punti di Delio Rossi che guarda caso lo aveva sostituto a Firenze. «Se non fossi sicuro di tenere la Samp in A – ha confidato agli amici – non avrei accettato quest’offerta. Ne avevo altre» . Non conosce le reali potenzialità della squadra ma si fida di se stesso, del carisma, della grinta che trasmetterà ai giocatori. Come raccontò Enrico Chiesa, «Sinisa aveva la capacità di farti passare la paura. Quando vedevi i suoi occhi nel tunnel degli spogliatoi capivi che eri al sicuro» . Con la nazionale serba sguardo e carattere non sono bastati, almeno seguendo la dittatura del risultato. Tanto che ieri un giornale del suo Paese, il Kurir, lo ha salutato con un titolo velenoso: «Miha, ci lasci dopo che ci sei costato 50 milioni di euro!» con riferimento ai mancati introiti per la Serbia eliminata dal Mondiale. Ma lui giura di aver creato delle ottime basi per il calcio serbo, lanciando giovani dal futuro garantito come gli Under 21 che l’Italia di Gigi Di Biagio ha visto sfrecciare martedì a Gornji Milanovac: da Markovic a Mitrovic, da Nastasic a Djuricic, da Jojic a Zivkovic, tutti già nel giro della nazionale A, «tutti miei» . Adesso rivive il mondo Samp, che lasciò quindici anni fa per andare a vincere 7 trofei con la Lazio. Un personaggio così forte, abituato a far discutere per il nazionalismo borderline o per il ripudio di un giocatore (Ljajic, ora alla Roma…) che non canta l’inno, mancava al campionato. E sicuramente anche l’Italia mancava a Mihajlovic.
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